Scandalo: inquietante legame tra massacratore in permesso evaso e magistrato che lo ha liberato

I LEGAMI MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA – ASSASSINO IN PERMESSO PREMIO

PADOVA L’assassino è riuscito a impietosire il giudice di sorveglianza. Si è veramente pentito di avere ucciso, con altri due complici, il romeno Claudiu Puiu Bohancanu, 29enne, che viveva di prostituzione, trovato massacrato a colpi di spranga e di ascia dietro alla scuola media “Falconetto”, in quartiere Forcellini, la sera del 9 marzo 2004. Il detenuto, condannato a 19 anni per un delitto da ergastolo, chiedeva pietà e un permesso premio di una giornata.

Gli è stato concesso. Il 18 gennaio Serghei Vitali, 29enne, detto “Barabba” per la sua malvagità, è uscito dal carcere di strada “Due Palazzi”. Avrebbe dovuto rientrare il giorno dopo, ma è evaso. La polizia giudiziaria e il pubblico ministero Roberto D’Angelo avevano espresso parere negativo al permesso premio. Gli investigatori della squadra mobile ci avevano impiegato più di un anno per acciuffare l’assassino dopo il delitto. Vitali si era nascosto in Francia e, oltre agli alias, si era anche tinto i capelli di rosso. Lui e il complice romeno Adrian Ioan Sovrea sono stati giudicati il 12 dicembre 2005 con il rito abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare Giuliana Galasso. E con gli “sconti” sono riusciti a cavarsela con diciannove anni di reclusione. Poi la Squadra mobile è riuscita ad arrestare anche il mandante dell’omicidio, Dan Vasile Staicu, trentanovenne romeno. Il 27 gennaio 2010 è stato giudicato con il rito abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare Paola Cameran. E nonostante lo “sconto” del rito speciale è stato condannato all’ergastolo.

Fin qui la notizia. Un pericoloso e spietato assassino mandato in permesso premio dal solito criminale vestito di nero. Ma c’è di più.

Primo, siamo andati a vedere chi poteva essere il giudice di sorveglianza responsabile dello scempio, e abbiamo scoperto che i magistrati dell’Ufficio di sorveglianza di Padova, che è una sede distaccata del TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA di Venezia, sono solo tre: Linda Arata, Marcello Bortolato e Silvia Franzoso.

Di questi, l’elenco pubblico delle udienze ci dice l’ultima decisione sia responsabilità di Marcello Bortolato.

Chi è Marcello Bortolato? Una breve ricerca ci dice che fa parte della corrente di estrema sinistra della magistratura.
Alcuni suoi interventi e interviste ci parlano di un magistrato favorevole ad amnistia, indulti e clandestinità; in stretto contatto con Radicali e associazioni per i diritti dei detenuti. Ma non delle “vittime dei detenuti”.

Un breve panorama:

http://www.radioradicale.it/soggetti/marcello-bortolato

http://www.magistraturademocratica.it/mdem/articolo.php?id=593&a=on

http://www.ristretti.it/interviste/giustizia/2009/pavarinbortolato.htm

Ma la cosa che abbiamo scoperto va oltre la semplice ideologia. Il magistrato in questione ha infatti partecipato ad incontri del sito dell’associazione “ristretti” – e fin qui solo poco tatto istituzionale, da parte di chi dovrebbe essere imparziale e non avere commistioni con associazioni che vorrebbero svuotare le carceri – leggendo però i due articoli in basso, apparsi sul sito della medesima associazione, si scopre che un altro personaggio scriveva e collaborava con questa. Per la precisione, collaborava dal carcere, e si chiamava: Serghei Vitale.

http://www.ristretti.it/testimonianze/pagine/padova/sergei.htm

http://www.ristretti.it/giornale/numeri/12012/index.htm

Stesso nome del massacratore mandato in permesso premio dal giudice, stessa nazionalità moldava, stesso arresto in Francia ed estradizione, stesse date. Interessante: pare che i due – detenuto e controllore – collaborassero con la stessa associazione. Si conoscevano? Qualcuno ha perorato la causa del massacratore col magistrato? Ha questi deciso in base a fattori oggettivi, o idee e simpatie “personali”? Quali sono i legami tra l’Ufficio di sorveglianza di Padova e l’associazione “ristretti”?

Andando poi a leggere cosa scriveva Sergei Vitale per ristretti.it , non si può non notare l’atroce ironia e la stupidità di chi dà ascolto e credito ad assassini efferati. Si lamentava di non avere la “libertà” di utilizzare il cellulare in carcere. Ora il problema l’ha risolto il suo amico giudice.

Vorrei anch’io riuscire a parlare con i miei famigliari

di Sergei Vitali, settembre 2008

Mi sento di scrivere questa testimonianza perché, come tutte le persone detenute, anch’io ho bisogno di avere la possibilità di parlare con i miei cari, ma siamo in tanti qui in galera i cui parenti non hanno un telefono fisso in casa, e di conseguenza non ci è consentito avere nessun contatto con loro, perché se le nostre famiglie hanno solo il telefono cellulare, con le regole attuali non è permesso chiamarle. A dire la verità, per noi è difficile capire perché ci rendono la vita difficile con questi divieti, mentre ci sono un sacco di Paesi, dalla Francia agli Stati Uniti, nei quali i detenuti possono telefonare serenamente ai propri famigliari, e anche ad amici, a persone care, senza tutte queste limitazioni.
Le lettere destinate a un Paese lontano come il mio, la Moldavia, arrivano una volta su dieci, quindi le notizie da casa sono pochissime, io sono cinque anni che non ho un colloquio telefonico con i miei cari perché così sono le regole, e sono regole difficili da accettare.
Ma per quale ragione telefonare a un cellulare deve essere vietato, considerato il fatto che i telefoni mobili si possono controllare quasi meglio di quelli fissi? E comunque oggi la tecnologia tende sempre più ad eliminare i telefoni fissi in favore di quelli mobili, quindi credo che a questo punto si dovrebbe prenderne atto e autorizzare le telefonate anche sui telefoni mobili, così possiamo anche noi riallacciare i rapporti con i nostri cari e ricostruire finalmente i nostri legami più importanti.
Certo viviamo in un periodo in cui i detenuti stranieri il vostro Paese preferirebbe cacciarli in fretta. Ma nel frattempo cambiare le norme che riguardano le telefonate dei detenuti, che di fatto impediscono a molti di noi di avere un contatto con le proprie famiglie, non costa nulla e credo non presenti nessun rischio. La possibilità di telefonare è spesso l’unico modo che abbiamo per mantenere un legame con la vita esterna: scontare la pena non penso debba voler dire essere privati della speranza di sentire almeno le voci dei nostri cari.

Insomma, abbiamo un giudice di sorveglianza che decide il permesso premio per un Moldavo che ha massacrato a coltellate e colpi d’ascia un uomo. Non certo un delitto d’impeto.
E questo giudice, non solo perorava la causa di chi dovrebbe giudicare, non solo è politicamente schierato per indulti e amnistie, ma ha legami con l’associazione che teneva contatti con l’individuo che ha liberato e che ora vaga libero, si spera senza ascia in mano. Questo è gravissimo.

Ovviamente potrebbe essere tutta una “coincidenza”. La decisione sul “permesso” potrebbe essere stata di uno dei suoi due colleghi e non sua – ma in quel caso, con quali pressioni da parte sua? – e potrebbe essere che nome, cittadinanza, date e luogo d’arresto siano tutte incredibili coincidenze e che il Vitali che scriveva per l’associazione per la quale collaborava anche il giudice fosse “un’altro Vitali”. Possibile.

Che qualcuno indaghi e prenda provvedimenti.

8 Comments

  1. Marte Ultore gennaio 28, 2013 1:03 am  Rispondi

    non pagherà nessuno, i giudici sono “irresponsabili”, in tutti i sensi.

  2. Paolo Mirandola gennaio 28, 2013 12:56 pm  Rispondi

    Congratulazioni.
    Questo è il lavoro che ogni giornalista degno di questo nome dovrebbe fare. Non scialbi copiaincolla dell’ansa. Congratulazioni

  3. tzao gennaio 28, 2013 2:30 pm  Rispondi

    a calci in culo andrebbe preso il sinistronzo, altro che provvedimenti disciplinari che mai arriveranno, i porci togati non si scannano mica fra loro.

  4. Werner gennaio 28, 2013 2:36 pm  Rispondi

    Finchè esisteranno le correnti politiche nella magistratura, CHE DOVREBBE ESSERE L’ORGANO PIU’ IMPARZIALE IN ASSOLUTO, di provvedimenti scandalosi emessi da codesti magistrati, ne vedremo sempre di più e sempre peggiori.

    Di cosa ci meravigliamo, i membri del CSM sono nominati dai partiti politici, e di conseguenza agiscono più per gli interessi che li sostengono, che per applicare le leggi (peraltro fatte sempre dai politici per non farsi condannare, e delle quali spesso beneficiari sono i delinquenti stranieri).

    E’ questo ciò che deve cambiare in Italia, l’avere finalmente una magistratura imparziale e senza pressioni particolari da partiti e lobby. Purtroppo qui nel nostro paese non è mai esistita una magistratura imparziale: siamo passati infatti dalla magistratura partigiana del Fascismo ad una magistratura prevalentemente di sinistra.

    In queste condizioni, può mai esservi certezza della pena per chi compie realmente i reati?

  5. Luciano gennaio 28, 2013 4:10 pm  Rispondi

    Bravissimo, admin, hai fatto un ottimo lavoro.
    ne usufruiremo per divulgare tutto ciò.
    nek frattempo la mallstom si preoccupa x le frasi del berlusca sul fascismo e dice di voler combattere duramente gli estremismi popolari…
    senza parole

  6. elisa contu maggio 31, 2013 9:07 pm  Rispondi

    Vorrei capire perchè chi scrive un articolo simile, e con definirlo articolo mi sento ancora una eprsona molto educata, non si firma. Firmare l’ignoranza capisco che possa risultare difficile. Il dottor Bortolato ha firmato con il suo nome e non ha sbagliato ha solo rispettato i criteri dettati dalla legge. Prima di parlare bisognerebbe informarsi. L’informazione diventa obbligatoria per chi scrive sfondoni senza, per altro, firmarsi.

    • admin
      admin giugno 1, 2013 12:43 am  Rispondi

      Ci illumini. Dica dove sono gli errori.

    • Stefano giugno 2, 2013 11:11 pm  Rispondi

      Io credo in una Giustizia nella quale giudicante e giudicato non condividano neppure il fornaio. Anche Lei?

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