Quei ragazzi sbattuti in galera per avere letto un libro e quelli liberi dopo avere saccheggiato Roma

La fantasia di un romanziere-filosofo nel 1948:

Lo psicoreato (thoughtcrime in lingua inglese, crimethink in neolingua) è un reato inventato da George Orwell nel suo romanzo 1984 (1948). Con il termine psicoreato si intende l’elaborazione da parte di un cittadino, anche solo a livello interno alla propria mente, di pensieri e/o parole contrastanti le teorie del Socing o la figura del Grande Fratello.
Per punire ogni forma di psicoreato, il Partito ha istituito un apposito reparto di polizia, la Psicopolizia. Generalmente, lo psicoreato viene segnalato alla Psicopolizia dai teleschermi collocati praticamente in tutto il territorio dell’Oceania: tuttavia in alcuni casi si può essere scoperti direttamente da un agente della Psicopolizia in borghese o addirittura si può essere traditi da amici, colleghi, parenti. Chi viene incriminato di psicoreato viene “vaporizzato”, ovvero arrestato dalla Psicopolizia e portato nel Ministero dell’Amore, dove a seguito di torture ed umiliazioni gli viene lavato il cervello ed inculcato l’amore per il Partito e per il Grande Fratello. In seguito l’accusato viene generalmente ucciso con un colpo di pistola dietro la nuca.

L’Italia del 2012:

un procedimento penale istruito per aver costituito un’associazione dedita alla diffusione di idee

Nei giorni scorsi, mentre centinaia di pazzi scatenati mettevano a ferro e fuoco Roma, distruggendo auto e spaccando vetrine, i magistrati della Procura di Roma erano impegnati nell’arresto di 4 giovani accusati di “diffondere idee”. Tra le prove dell’accusa un “libro proibito“. Perché tutti i cittadini sono uguali, davanti alla legge, ma alcuni sono più uguali degli altri.

Non ci sono infatti stati arresti per le violenze dei figli di papà dei Centri Sociali:

[nbnote ]http://www.ilgiornale.it/news/interni/mio-figlio-violento-gip-sbaglia-scarcerarlo-857144.html[/nbnote]«Voglio racconta­re la mia esperien­za di padre one­sto che si ritrova con un figlio che si macchia di que­sti reati e soffre. La società sotto­valuta queste cose, le liquida co­me ragazzate. Ma altro che sem­plice firma, dovevano tenerlo dentro più a lungo. Se restano impuniti li glorifichiamo».

Sta dicendo che suo figlio do­veva restare in carcere?

«Senza una puni­zione gli toglia­mo persino il sen­so di colpa. Lui è tutto tronfio per questa pseudo­vittoria giudizia­ria. Mi ha detto: “Visto che il Gip mi ha mandato a casa?La lotta con­tinua”. Del resto, basta guardare il suo profilo Face­book con la frase della fondatri­ce della banda Baader Meinhof («Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati mille sassi, diventa un’azione politica…») per capi­re che col buonismo non ottenia­mo nulla.
Il mondo non si cam­bia con le bombe carta ».

Ma perché una denuncia pubblica?

«Sento il dovere, da padre che ha coscienza delle responsabili­tà verso il figlio e verso la società, di lanciare un allarme. In questo momento ci sono focolai di per­so­ne che sobillano questi ragaz­zi, come 30 anni fa. Sono preoc­cupato, temo che quel periodo si possa ripetere. E mi piacereb­be che protagonisti di quegli an­ni come Curcio, Franceschini, intervenissero per dire ai giova­ni di oggi: “Non fate lo stesso er­rore” ».

Su quali basi teme un rischio terrorismo?

«Intanto c’è quello che capto dai racconti di mio figlio, che stu­dia Scienze politiche alla Sapien­za, mi contesta, fa il comunista ma poi a Roma ha casa, a mie spese, a Monte Mario, mica a Centocelle. Temo che lì ci siano cellule combattenti. Questi ra­gazzi sono plagiati».

Plagiati da chi? In che mo­do?

«Appena arrestati hanno gli av­vocati pronti. Ho incontrato uno dei suoi legali, dopo l’inter­rogatorio di garanzia, gli ho chie­sto come dovevo regolarmi, an­che per la parcella. Mi ha rispo­sto che almeno nella fase inizia­le, in quanto socio di un centro sociale, ha diritto al patrocinio di un avvocato, e che non devo nulla».

Cosa ha detto a suo figlio?

«La notte della scarcerazione gli ho mandato un sms. Gli ho detto che sono suo padre e che per lui sono un punto di riferimento. Ma gli ho detto anche che, da pa­dre, non posso esimermi dal condannarlo. Io lavoro, non lan­cio sanpietrini ai poliziotti. E non possiamo fare di questi ra­gazzi degli eroi. Col garantismo familiare non li aiutiamo a cre­scere».

Insomma, mentre la procura antiterrorismo si occupa di “psicoreati”, vere cellule terroristiche prosperano indisturbate. A pochi metri dalla procura di Roma.
In un paese normale, chi distrugge e compie atti violenti verrebbe arrestato, chi pensa o dice cose “politicamente scorrette” sarebbe libero di dirle o di pensarle. Non viviamo in un paese normale.

«Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire»
Eric Arthur Blair

Il Sistema attualmente al potere, quello dei premier nominati dai banchieri e dell’austerity imposta in nome del dio euro, adora i manifestanti violenti dei centri sociali. Sono per esso, la migliore assicurazione per la propria sopravvivenza.
Il “giovane da centro sociale” è il “contestatore modello” dell’ordine costituito: non pensa, consuma e con la sua azione giustifica il potere costituito.

PERCHE’ NON SIAMO IN DEMOCRAZIA

Il Sistema ti concede massima libertà di consumo. Anzi, invoglia il consumo, lo impone.
Consumo di prodotti reali ma soprattutto di quell’ambiente metafisico che sono i media. Un comportamento compulsivo attraverso il quale l’individuo viene convinto di essere libero, perché simula la libertà di scelta, scegliendo quale shampoo acquistare o quale canale vedere.
L’uomo moderno è un animale chiuso in gabbia. Una gabbia molto grande, così grande che, finché non provi ad uscirne, e molti uomini non provano mai in tutta la loro esistenza, ad uscirne, neanche ti rendi conto essere tale. E’ l’illusione della libertà.
Se ti comporti come il Sistema desidera, ovvero in modi che siano innocui per la sua esistenza, allora sei libero di trotterellare nella gabbia che questi ha costruito per te. Ma se pensi, e se i tuoi pensieri sono pericolsi, ovvero dannosi per la sopravvivenza dello status quo, allora vieni punito. Al Sistema non piace che tu possa pensare.
Mai, come oggi, l’individuo ha avuto tanta scelta nel fantasmagorico mondo del consumo mediatico, eppure mai, come oggi, ha avuto meno possibilità di partecipare alle reali decisioni sul futuro della “polis”.
I due aspetti della modernità sono tra loro legati: consuma, ma non pensare.

Il Sistema non vuole che tu pensi. Ti vuole lobotomizzato dalla spazzatura televisiva. Preferisce tu frequenti centri sociali annebbiandoti la mente con l’uso di droghe: ecco il cittadino modello, colui che si “droga con moderazione”. Abbastanza dall’essere intontito e quindi “innocuo”, ma non troppo, così da essere comunque un “consumatore”.

Non veniteci a dire che viviamo in un paese libero. Non c’è un giudice a Roma, solo una folla di guardoni postali.

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1 comment

  1. Werner novembre 18, 2012 5:13 pm  Rispondi

    Simboli di questo sistema anti-democratico di matrice internazionalista sono la finanza (Goldman e Bilderberg), la globalizzazione, i mass media manipolati da questi padroni, l’immigrazione selvaggia, e Facebook.

    Quando sono per strada, sento troppa gente che dice “i tempi sono questi e ci dobbiamo adeguare allineandoci”: mai ragionamento più sbagliato di questo, perché significa rinunciare al proprio essere, a ciò in cui crede, e farsi manipolare da questa dittatura che impone modelli sociologici sbagliati, attualmente in vigore.

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