BOCCONISTAN: la repubblica dei Tecnici

Ormai siamo divenuti il “territorio occupato del Bocconistan”.
Il Governo italiano sembra più il “Board” di una multinazionale del tabacco che l’espressione democratica di un popolo. Assistiamo inani all’occupazione da parte di “nerds” ottuagenari delle nostre istituzioni: per carità, sono tutti valenti studiosi, amanuensi della conoscenza. Ma quando mai dei professori, dei topi da biblioteca hanno affrontato la “realtà” e non ne sono stati “annichiliti”? Noi affidiamo il nostro futuro ad una poco allegra combriccola, i cui unici incontri con il modo oltre le Università, i centri di ricerca e i circoli del bridge sono state le riunioni “conviviali” di Bieldeberg.
Abbiamo affidato la pratica della vita a dei maestri della teoria: il governo dei “tecnici”, è quello vaticinato da Platone. E’ il governo dei “filosofi”, degli “esperti”. Che sono esperti di tutto, tranne che della vita.
Gli antichi filosofi greci, come Socrate e Platone, erano profondamente anti-democratici, profondamente contro la libera espressione popolare. Da lì la concezione di una repubblica che fosse guidata dai “filosofi”: noi abbiamo fatto un passo ulteriore, e siamo passati dagli “amanti della conoscenza di tutte le cose” agli “specializzati”, dai “sapienti” agli “insipidi della specializzazione”, dai filosofi ai “tecnici”. Il “tecnico” è per deduzione semantica, colui che “è specializzato in una materia”. E per questo inadatto ad occuparsi di Politica, che abbraccia problematiche molteplici e contrastanti. Il “tecnico” è il “non-politico” per eccellenza, il tecnico non deve “governare”, non ne è capace, per lui non ci devono essere responsabilità e lo scranno di ministro, ma uno stanzino ove fare i conti e proprorre idee. Le decisioni spettano ad altri.

Noi vogliamo essere governati da Pericle, non da Platone.

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