Oggi negli Usa, è il Black Friday, il giorno dedicato al consumismo sfrenato.
E’ abitudine in questo giorno di sconti pre-natalizi, l’accalcarsi da parte di folle urlanti davanti ad enormi centri commerciali in stile sovietico, in gara per ritirare quantità industriali di merce varia.
Il Capitalismo nella sua fase senescente è sempre più simile al Comunismo: scompaiono le piccole attività commerciali, i piccoli negozi e sorgono enormi e mostruosi complessi multinazionali e sovranazionali dove i seguaci della nuova religione celebrano il rito del consumo totale e anche un pò totalitario. Eserciti di commessi in uniforme mimano i loro colleghi dei Kolkhoz, intenti a tenere a bada una massa inferocita di uomini e donne che gridano: “dacci oggi il nostro Apple quotidiano!” .
E tutto questo, questa “sovietizzazione” dell’economia, ha il suo inizio da quando, le società occidentali apertesi alla concorrenza verso il basso e verso il degrado dei paesi poveri come la Cina, hanno permesso una concentrazione sempre più massiccia della ricchezza. Le nostre società sono sempre più polarizzate tra “ricchissimi” e “poveri”, la classe media sta scomparendo come le piccole attività; sempre di più, siamo società diseguali e in questo, si inserisce anche il problema immigrazione che agisce da catalizzatore di questa diseguaglianza.
La Globalizzazione esternamente e l’Immigrazione internamente, sono i due fattori principali di disgregazione e degrado economico, le due teste del medesimo mostro: entrambe conducono all’entropia e alla perdita di legami comunitari, alla perdita di ricchezza e alla polarizzazione economico-sociale.
Nella società moderna, l’uomo si annulla in funzione dell’oggetto, non è più la cosa ad essere al servizio dell’uomo, ma quest’ultimo al servizio del consumo: consumo ergo sono. Questo è il nuovo motto delle folle e dei fautori dell’economia odierna, consumare per poter produrre e non più, produrre quello che si consuma. Oramai il rapporto si è rovesciato, siamo come asini che rincorrono la carota calata davanti al proprio naso: non la raggiungeremo mai, finché non ci fermeremo.