Il silenzio sul dramma di Mihaela Se anche l’indignazione ha le sue graduatorie
di PAOLO CONTI
ROMA – Una giovane donna brutalmente aggredita e data alle fiamme resta una giovane donna aggredita e data alle fiamme indipendentemente dalla sua nazionalità, dalla sua condizione, dalle sue scelte di vita. E invece non è proprio così. Perché anche l’indignazione ha le sue graduatorie.
Prendiamo l’atroce episodio di cui è stata protagonista alla Borghesiana nella notte di martedì 11 settembre Mihaela, 22 anni, cittadina rumena. Difficile immaginare qualcosa di più vile e spietato: una ragazza indifesa massacrata chissà da chi(ma chissà da chi, veramente difficile immaginarlo?!), e soprattutto da chissà quanti animali travestiti da esseri umani. Materia sufficiente per atterrire e insieme disgustare chiunque abbia una responsabilità politica o amministrativa in questa città.E invece le cose non sono proprio andate così. Per una semplice circostanza: ad essere picchiata, a ricevere ustioni su più del 50 per cento del corpo, è stata una prostituta. Per di più immigrata. E quindi la graduatoria dell’indignazione non ha segnato il massimo del punteggio. Anzi.
Il sindaco Gianni Alemanno ha parlato di «barbarie animalesca» e poi si è limitato a sollecitare l’approvazione di una legge nazionale sulla prostituzione per tutelare queste donne «dalla violenza cui, spesso, sono sottoposte» senza fare cenno al presente e al futuro di questa povera ragazza.C’è stata invece la voce forte e ferma del ministro Andrea Riccardi che ha incontrato – unico – la ragazza mercoledì scorso al Sant’Eugenio: «Sono venuto qui per testimoniare la presenza del governo e la mia personale condanna per questo gravissimo attentato alla vita e al corpo di una giovanissima ragazza straniera». Riccardi ha compiuto due scelte importanti. La prima: testimoniare l’attenzione del governo. La seconda: parlare di «una giovanissima ragazza straniera» senza ulteriori definizioni.
Ma a parte Riccardi e Alemanno (e per la verità il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, che ha chiesto di non dimenticare in un giorno quanto è accaduto) e fatta eccezione per i commenti di alcuni esponenti politici locali romani e laziali (degnissimi di tutto rispetto, sia ben chiaro) la temperatura generale è stata bassa.
Silenzio dalle tante deputate e senatrici impegnate sul fronte della difesa dei diritti delle donne. Silenzio dai vertici dei grandi partiti nazionali. Silenzio da molti altri osservatori, di solito attentissimi, della nostra realtà sociale. Quasi che la ragione di questa vergogna (una «punizione» da parte degli sfruttatori) possa autorizzare la collettività a derubricare quello sfregio indicibile a un regolamento di conti nell’universo della marginalità. Naturalmente, in questa specie di rimozione collettiva, non c’è un calcolo: solo un automatismo. Ma proprio quello scatto non voluto, non deciso a tavolino, sottolinea e aggrava un silenzio francamente inaccettabile.C’è da sperare che alle parole di Riccardi, così impegnative nei confronti del governo di cui fa parte, seguano fatti. L’immigrazione (anche quella interna all’Unione Europea) continua a produrre sacche di disperazione come quella in cui è precipitata la povera Mihaela.
Speriamo che qualcuno la liberi, e non è solo una metafora buonista.
Infatti e’ pura idiozia.
Prima li fanno venire, poi si lamentano della disperazione in cui cadono. Come se non fosse prevedibile.
E nel loro piccolo – se non del tutto assente – cervello, l’idea di mettere fine all’ondata straniera, nemmeno lo sfiora. Parlano di fantomatiche ‘liberazioni’: liberarli da che cosa, da chi, se non dalla vostra stupida ipocrisia che attira in Italia moltitudini di immigrati che non hanno, e non possono avere, alcuno sbocco lavorativo?
Questo non e’ , e lo ripeto, ‘buonismo’ , ma demenza assoluta.
Il sedicente giornalista si chiede come mai, questo atroce atto di ordinaria immigrazione non abbia avuto una eco maggiore, ma e’ proprio il fatto che avvenimenti simili sono all’ordine del giorno a renderli ormai ‘poco scioccanti’. E’ la società multietnica che avete voluto e creato in nome di un ridicolo umanitarismo, ad aver generato questa odiosa ‘normalità’ alla quale ci siamo, nostro malgrado, abituati.
Avete voluto la società multietnica, e ne rifiutate le logiche conseguenze. Non solo, vi rifiutate di trarne le ovvie reazioni: non volete assolutamente accettare la dimostrazione lapalissiana del vostro fallimento. Volete proseguire nel folle esperimento non ostante i disastri causati. Vi intestardite nel negare l’evidenza di una società frammentata, disordinata e caotica inventandovi tesi strampalate.
Quella donna, quella ragazza straniera bruciata a Roma, e’ vittima dell’immigrazione. Vittima della vostra sciocca e criminale idea di società. Un cerino su quel rogo, caro giornalista, l’ha portato anche lei.

Già, ormai è solo una triste normalità…
ricordo quando, almeno venti anni fa, si discuteva d’estate attorno ad un unico omicidio efferato in tutta una estate…
poi cominciarono ad arrivare gli albanesi, gli africani etc. etc in un tripudio di violenza e saccheggi ed in cui ormai la cronaca nera viene oscurata tanto è numerosa.