Dopo l’Apartheid i massacri

Questo accade nel Sudafrica del premio nobel Mandela:

Sudafrica: polizia spara a minatori in sciopero

Nuova pesante strage, nei pressi della miniera di platino di Marikana, in Sudafrica: 18 minatori sono morti uccisi dai colpi d’arma da fuoco delle forze dell’ordine secondo la stampa locale, mentre le vittime sono almeno 12 secondo la Reuters. La polizia ha aperto il fuoco con armi automatiche contro un gruppo di minatori in sciopero, alcuni dei quali armati di machete o di bastoni, provocando la strage, senza precedenti in questi ultimi anni. La Reuters ha contato almeno dodici corpi, mentre la principale agenzia locale, la Sapa, parlava di 18 vittime.

Prima della sparatoria odierna, nei giorni scorsi 10 persone erano morte uccise in una prima serie di scontri provocati inizialmente dai sostenitori di due sindacati rivali, la National Union of Mineworkers e la Association of Mineworkers and Construction Union. Erano morti, in particolare, due agenti di polizia e quando la forze dell’ordine hanno aperto il fuoco hanno ucciso tre minatori. Le violenze sono iniziate venerdì, a causa di una disputa legata agli stipendi, secondo la direzione della miniera, che si trova ad una centinaio di chilometri da Johannesburg e appartiene alla Lomlin, un società quotata in Borsa.

Domenica, due vigilantes della miniera sono stati uccisi dai manifestanti, e due minatori sono morti poi in una serie di pesanti scontri, lunedì. Oggi, la polizia ha sparato contro i manifestanti, che in tutto erano circa 3 mila, dopo avere tentato di disperderli con gli idranti, i lacrimogeni e le granate non offensive. Dalle immagini diffuse dalla tv all news non è stato possibile capire che cosa ha spinto i responsabili delle forze dell’ordine, armati fino ai denti e protetti dalle tute antisommossa, ad aprire il fuoco. Le immagini diffuse in tutto il mondo hanno fatto vedere ad un certo punto un ufficiale che grida “cessate il fuoco”. Subito dopo, in mezzo alla polvere, si notavano diversi corpi stramazzati al suolo, molti dei quali in una maschera di sangue. Un’altra immagine ha catturato gli sguardi stupiti ed impauriti di altri minatori, che non si aspettavano una reazione così radicale della polizia, e non avevano neanche più il coraggio di scappare.

Come scrive la stampa locale, erano anni che non si registravano in Sudafrica tensioni di tale intensità, visto che il Paese ha vissuto anni di stabilità relativa dopo le prime elezioni multi razziali del 1994. Le immagini di questi giorni ricordano quelle degli anni dell’apartheid, quando la polizia apriva regolarmente il fuoco contro i manifestanti anti razzisti negli anni Sessanta e Settanta. Oggi c’è una grossa differenza: sia i poliziotti sia i manifestanti sono quasi tutti neri. Le violenze odierne hanno anche avuto conseguenze in Borsa: i titoli della Lomlin ad un certo punto hanno perso oltre il 13%, mentre i prezzi del platino sono saliti.

Come giá avevamo avuto modo di esporre, la fine dell’apartheid, che altro non era che una separazione razziale con la quale la minoranza bianca si difendeva dalla maggioranza nera, deve essere analizzata con una prospettiva totalmente differente da quella fino ad ora utilizzata.

La vulgata generale propagandata dai media di distrazione di massa e’ semplice: c’erano i bianchi cattivi che discriminavano i neri buoni, poi e’ arrivato Mandela i bianchi hanno capito di avere sbagliato, l’apartheid e’ finita e vissero tutti felici e contenti.
In realtà, pochi privilegiati vivono “felici e contenti”, ed e’ da qui che parte la nostra analisi.
Con lo smantellamento dell’apartheid, si e’ passati da un sistema nel quale il privilegio era basato sull’appartenenza razziale, ad uno nel quale e’ basato sul denaro e la ricchezza.

Cosa e’ accaduto all’inizio degli anni ’90 in Sudafrica e’ stato, non ‘il trionfo dell’uguaglianza’ , ma la cooptazione da parte dell’elite bianca dell’elite nera nel proprio sistema di potere, in cambio del mantenimento delle proprie prerogative economiche.
Ovviamente, questo ha comportata la cessazione della solidarietà razziale dell’elite bianca verso le proprie classi medie e povere, che sono state abbandonate al loro destino, spesso fatto di emigrazione verso Australia e Nuova Zelanda, quando non di violenze stupri e assassinii.

E’ piuttosto evidente, e notizie come questa non fanno che confermarlo, che il SA moderno sia lo stesso del scolo scorso, con il privilegio di classe che ha sostituito quello di sangue. La differenza e’ che oggi, insieme ai ricchi bianchi, ci sono anche alcuni ricchi negri a perseguitare la massa diseredata di Soweto.

I ricchi padroni delle miniere, quelli per i quali un “diamante e’ per sempre”, non hanno perso alcun privilegio, e per farlo, hanno sacrificato i loro consanguinei delle classi popolari, sostituendoli con la burocrazia corrotta dell’ANC.

Quale società ritenete piú giusta, quella dove il padre privilegia il figlio, o quella dove il padre abbandona il figlio e basa la sua solidarietà non piú sui legami di sangue, ma sui propri interessi economici?

Naturalmente per i cantori del liberalismo e’ immorale, salvaguardare la propria identità privilegiando i propri consanguinei rispetto agli altri, mentre e’ lecito massacrare in nome del dio denaro.

Fate la vostra scelta. Noi abbiamo fatta la nostra.

2 Comments

  1. Gabriele settembre 10, 2012 12:56 am  Rispondi

    acuta analisi, complimenti. ma un giorno, forse lontano, la storiografia ne parlerà.

  2. Gabriele settembre 10, 2012 9:54 pm  Rispondi

    proteo, un’analisi che vorrei fare io. Prendiamo la Rodhesia, oggi impunemente chiamata col nome afer zimbawe.
    Lì la elité locale è rimasta fino all’ultimo al fianco dei ceti medio bassi, e ne ha condiviso la sorta (anche se logicamente i ricchi hanno potuto scappare e raramente sono stati presi fisicamente nella violenza), ma non è stato il legame di sangue, ma un dato molto più “grezzo”. Il numero.
    In Rodhesia c’erano solo 200 mila bianchi, i ricchi sapevano benissimo che venendo meno la separazione, non ci sarebbe potuto essere comunque nessun accordo con l’elité nera, avrebbero comunque perduto tutto e non ci sarebbero mai stati sufficienti bianchi a sostenere nemmeno le loro posizioni difensive.
    In Sudafrica è diverso. Da una parte l’ANC per quanto corrotta, è stata più accorta e meno violenta del tribale mugabe, dall’altra ben 3 milioni di bianchi residuali in sudafrica, rappresentavano comunque una massa critica (e ancora bene armata), che non poteva essere schiacciata come i rodhesiani.
    Ecco che l’elite bianca sudafricana ha preferito l’accordo, tra il plauso mondiale, tanto sapevano che per tutta la loro vita residua, verosimilmente, avrebbero continuato ad avere ricchezza, anche se meno potere.
    Poi l’anc vista l’esperienza devastante della rodhesia non ptoeva permettersi di paralizzare del tutto l’economia sudafricana (e nemmeno la comunità internazionale l’avrebbe permesso, visto che si estrae oro, platino e diamanti in misura del tutto egemonica, un eventuale blocco avrebbe fatto collassare molti mercati finanziari), e questo sarebbe successo a far fuori i bianchi. Quindi col tempo, qualche generazione, ci sarebbe stata la sostituzione. Ma questa è inevitabile, e anche i ricchi bianchi sudafricani perderanno tutto, anceh se per ora hanno rimandato, magari sperando capiti qualcosa, chissà cosa, che gli eviti il disastro. Come i rodesiani.

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