
Un altro tassello della (non)strategia obamiana va a segno.
Le cosiddette “rivoluzioni di twitter” sono state l’onda sulla quale gli Islamisti stanno, un paese dopo l’altro, conquistando il potere.
E’ anche la “vittori” di Bush e di tutti gli “amerikani”, i profeti della “democrazia esportata”: democrazia è “potere del popolo”, ma la democrazia non garantisce nulla.
Il risultato dipende da quale popolo si esprime, e se ad esprimersi sono popoli ottusi che vivono nel xv° secolo, ecco che il risultato non può che essere la Sha’ria.
Ora la situazione è più chiara: non c’è una minoranza di estremisti islamici che vuole lo scontro con l’Occidente. Non ci sono una congrega di folli barbuti che tengono i popoli dei paesi islamici in ostaggio: sono i popoli stessi, ad essere la causa dell’estremismo islamico. Sono i popoli stessi: l’estremismo islamico.
E allora, non sono solo i terroristi ad essere il nemico, i popoli, sono, nella loro interezza, i nostri nemici.

Il candidato dei Fratelli Musulmani Mohamed Morsi ha vinto le elezioni presidenziali in Egitto. Ha avuto 13.230.131 voti contro i 12.347.038 voti di Ahmed Shafiq, ultimo primo ministro di Mubarak. Il tasso di affluenza è stato del 51,85%. Lo ha annunciato il presidente della commissione elettorale.
Morsi è così ufficialmente il presidente eletto dal popolo dopo la caduta del rais Hosni Mubarak.
Non appena il presidente della Commissione elettorale ha annunciato la vittoria delle elezioni da parte del Fratello musulmano, piazza Tahrir è esplosa in un boato di gioia. I suoi sostenitori, decine di migliaia, stanno ballando scandendo il suo nome.

A sud di questa cortina, l’oscurità di una religione del deserto, il nulla del pensiero e l’aggressività. L’odio verso l’Europa.
A nord, noi. Che saremo salvi solo se saremo pronti a combattere, in primo luogo contro il nostro “buonismo”, contro noi stessi e il masochismo che ci spinge ad un “neo-samaritanesimo” autolesionista.
Le grandi trasformazioni, che i delinquenti al potere in Occidente cercano di “pilotare”, ha effetti imprevedibili, anche per loro. Essi non sono Divinità, sebbene a noi appaiano inarrivabili e inarrestabili nei loro propositi, essi fallano, così come in tanti casi hanno fallato nella storia. Molti secoli fa, proprio nella nostra Italia, gli imperatori rinunciarono alla collaborazione degli italici, troppo “politicizzati”, e peraltro troppo occupati a gozzovigliare, sia i ricchi che i poveri, e di lì l’immissione si provinciali, prima romanizzati, poi sempre più rozzi, e infine addirittura gli stranieri, i barbari. I vari “capi” romani, pensavano che la situazione potesse essere mantenuto sotto controllo, e in effetti nell’arco della vita dei delinquenti che presero questi misure, i barbari furono effettivamente carne da macello, soldati di truppa, minatori, braccianti, ma col tempo essi, come sempre avviene, presero piede, e alla fine nel V secolo gli sciagurati romani si ritrovarono sì a ricoprire posizioni di vertice nel comparto civile, ma senza più una base di potere, giàcché tutti i romani erano ormai ridotti a humiliores, resi apatici e abbruttiti dalla semischiavità del colonato. I barbari invece potevano contare sui loro confratelli, che erano nell’esercito e ormai occupavano tutti i gradi, dal soldato al generale, ma erano anche proprietari terrieri, e non ultima cosa, avevano mantenuto la compattezza etnica trasferendosi con le intere tribù. Il risultato finale lo conosciamo tutti. Oggi invece che vigoroso sangue del nord, europeo, si sta insinuando sul nostro territorio sangue di colore, che ha tutto l’interesse, no meglio, la propensione, giacché essi agiscono più per istinto (ed è questo che sperano, sperando molto male, di poter governare le nostre elites) a devastare il luogo dove arriva, abbruttendolo e desertificandolo come è nel terzo mondo, da Tunisi fino a Città del Capo.
Eppure, una flebile luce di speranza ci arriva proprio dalla primavera araba, dove gli arabi mostrano le loro reali propensioni e i loro desideri, non quelli di una piccola minroanza, come si ostinano a blaterare i nostri sinistrati radical chic, ma di tutto il popolo. Se essi si faranno sempre più brutali, ma chiari nella loro disposizione verso di noi, complice la nostra crisi economica, che ci indebolisce, anceh militarmente, e complice il fatto che il Mediterraneo è un mare piccolo, dannatamente popolato, dove i contrasti sono all’ordine del giorno, prima o poi scoppierà la scintilla in cui loro si sentiranno tanto forti da poter riprendere la gloriosa marca dell’umma verso il dominio planetario. Lì nello scontro armato non saranno possibili tergiversazioni, non sarà possibile il “dialogo” e l’accoglienza, i nostri comunisti internazionali mondialisti saranno estinti o costretti al silenzio dalla situazione di emergenza. E poi starà a noi, se saremo ormai divenuto troppo deboli sarà la fine, ma almeno verrà combattendo con le armi in pugno, oppure, come credo, ci libereremo dall’oppressore e li ricacceremo nelle loro sabbiose lande.