Allarme dalla Grecia: immigrati, una bomba epidemica

Un gravissimo allarme giunge dall’altra sponda dell’Adriatico:

ATENE – L’enorme numero di immigrati illegali presenti nella capitale greca rappresenta una vera e propria “bomba ad orologeria per la salute pubblica” e per questo motivo da oggi tutti gli immigrati saranno obbligati ad avere un certificato sanitario che ne attesti le condizioni di salute. La drastica misura e’ stata annunciata ieri, nel corso di una conferenza stampa congiunta insolitamente tenuta di domenica, dai ministri per la Protezione del Cittadino, Michalis Chrisochoidis, e della Sanità, Andreas Loverdos, i quali hanno confermato pure che entro la fine di aprile sarà operativo il primo dei 30 centri di prima accoglienza per immigrati clandestini annunciati di recente. Il problema dell’immigrazione illegale, hanno detto i due ministri, “è una bomba sanitaria pronta ad esplodere”, sottolineando che la situazione e’ determinata dalla presenza di circa un milione di immigrati che si trovano in Grecia legalmente o meno. Secondo un recente rapporto del Centro di Controllo per la Prevenzione delle Malattie (Keelpno) dal giugno scorso fino ad oggi molte malattie sradicate da tempo dalla Grecia sono ricomparse, mentre l’Aids e l’epatite hanno provocato numerose vittime nella popolazione di immigrati e tossicodipendenti nel centro di Atene per effetto dell’uso di sostanze stupefacenti e della prostituzione. Da oggi, inoltre, e’ in vigore una circolare del ministro della Sanita’ secondo la quale tutti gli immigrati che lavorano in Grecia dovranno essere forniti di certificato sanitario, mentre squadre del Keelpno effettueranno controlli speciali per gli immigrati per constatare se qualcuno e’ portatore di una malattia infettiva. In caso positivo, il malato verra’ accompagnato in uno dei centri che saranno creati appositamente negli ospedali.[nbnote ]http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2012/04/02/visualizza_new.html_160444214.html[/nbnote]

Da tempo lanciamo l’allarme, da tempo denunciamo la correlazione tra immigrazione e ritorno delle malattie infettive.
Il problema in Grcia è reso catastrofico dall’enorme afflusso di immigrati dal confine turco, è lungo quella frontiera che il governo greco prevedeva la costruzione di un muro simile a quello israeliano in Cisgiordania. Muro che l’Unione Europea e tutte le organizzazioni xenofile, stanno cercando in tutti i modi di impedire venga costruito.
Oltre alla naturale solidarietà verso un popolo europeo, l’Italia è interessata al problema anche in modo diretto: è dalle coste greche, dal porto di Patrasso invaso da Afghani clandestini, che gli immigrati oggi in Grecia tentano in ogni modo di raggiungere l’Europa attraverso l’Italia. E’ dalla Grecia, che arrivano gli Afghani che poi finiscono per “campeggiare” nelle zone dismesse delle nostre città.
Cosa intende fare, il ministro dell’integrazione, per evitare il disastro sanitario nelle scuole e negli asili che ospitano i figli degli immigrati, a parte aprire la bocca e proferire inutilità?
E cosa intendono fare i Tecnici, per proteggere la popolazione italiana dall’imminente invasione degli immigrati stivati al porto di Patrasso in attesa di “invadere” il Paese, oggi che abbiamo la certezza siano veicolo di gravi e mortali infezioni ed epidemie?
Se un governo poco serio, come è quello greco, sente di dover chiedere il certificato obbligatorio, ad ogni immigrato, significa la situazione è ormai sfuggita di mano.
Il nostro governo deve, immediatamente, applicare la stessa azione cautelativa, ad ogni immigrato che si presenti alle frontiere e che sia proveniente da paesi a rischio.
Ora, non fra qualche mese, quando saremo nelle condizioni “greche”.

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1 comment

  1. Gabriele giugno 29, 2012 4:34 pm  Rispondi

    scusa, ma ti immagini la “merda” che si accumulerà in quel capannone sicuramente privo o scarsamente dotato (non che poi li usino comunque, sappiamo bene come riducano i bagni pubblici) di servizi igienici, così zeppo di “migranti”?

    E con queste temperature poi. Meglio non pensare alle orribili fermentazioni di virus e batteri che si possono creare lì, e che a breve saranno da noi visto che vogliono partire, per fare cosa non si sa, di sicuro non lavorare… Ah già, farsi mantenere dalle varie istituzioni locali e assistenziali private (sovvenzionate da soldi pubblici, come la caritas).

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