Viene fuori, tra lo sconforto dei vari “Custodi della Virtù”, deputati ad illuminare i pensatori retrivi e scorretti come noi con quello che è o non è giusto pensare, che il gruppo di rinomati psicologi e psichiatri al quale il Ministero della Salute ha affidato il compito di redigere l’elenco delle “malattie mentali”, includa tra queste l’omosessualità, o per essere pignoli, una sua variante: il “lesbismo”.
E’ ovvio che, se è “malata mentale” una lesbica, lo è anche la sua controparte maschile. Non saremo certo noi, a fare una “bieca” discriminazione sessista!
L’Espresso ha fatto notare come un modulo ministeriale comprenda il “lesbismo egodistonico” tra le malattie riconosciute dallo Stato.
Il modulo oggetto del polverone è il cosiddetto Icd9-cm.
Un elenco che sostanzialmente contiene tutte le malattie riconosciute dagli enti pubblici, sul quale si basano le certificazioni di disabilità e invalidità di Comuni, Regioni, ospedali e istituti di previdenza.
Il documento è del 1993. Non si tratta però di un modulo vecchio e non aggiornato. Il documento è stato riapprovato nel 2007, dall’allora ministro Livia Turco. E nel 2009 dal suo successore Ferruccio Fazio.[nbnote ]http://www.ilgiornale.it/cronache/lesbismo_una_malattialo_dice_stato_italiano/lesbismo-gay/05-04-2012/articolo-id=581655-page=0-comments=1[/nbnote]
Naturalmente, la cosa ha riempito di sincero “orrore”, le menti già provate dal razzismo dilagante di esponenti come la Concia che, da malata mentale lesbica, si è, giustamente, sentita chiamata in causa. E allora, sono tutti corsi dalla “mamma” tecniCo del Ministero, a chidere conto di tale grave documento omofobico.
Chiamato in causa, il ministero ha replicato velocemente alle critiche dell’Espresso, facendo presente che la “definizione di orientamento sessuale egodistonico” si ha “quando l’identità di genere o la preferenza sessuale non è in dubbio, ma l’individuo desidererebbe che fosse diversa a causa di disordini psicologici e del comportamento associati“. Non ci sarebbe quindi alcuna classificazione come patologia di orientamento sessuale e ogni affermazione sarebbe infondata.
Tradotto dal politichese omofilo, significa che l’omosessuale è un malato mentale nei casi in cui la sua omosessualità provenga da un disordine psicologico. Come capite, è un ragionamento tautologico, ovvero l’omosessualità è spiegata dalla malattia che a sua volta è spiegata dall’esistenza della stessa.
E’ chiaro comela frase con cui il Ministero tenta “l’arrampicata sugli specchi”, sia totalmente priva di senso: è ovvio che il malato mentale abbia un “disordine psicologico”, il punto è se l’omosessualità è una patologia mentale. Come si può capire se una preferenza nasca da “disordine” o meno, se non giudicando patologica o meno, la preferenza stessa?
Quindi, la scusa del ministero non fa altro che confermare quello che tutti sanno, ma che nessuno dice: l’omosessualità può essere sia innata che patologica, nel primo caso, dipende da un “errore” di natura, come tante altri comportamenti “anormali” di derivazione genetica. Nel secondo caso, siamo difronte ad una patologia psichiatrica che può essere curata, come qualsiasi altra malattia mentale.
Negare questa evidenza, è abbandonare centinaia di individui all’infelicità. Cercare invece di capire, se un individuo rientra nella prima o nella seconda casistica, può aiutare i primi a vivere meglio, e i secondi ad essere veramente se stessi e non, l’esito di un desiderio scaturito da una patologia mentale.
Del resto, cosa vuoi aspettarti da una società nella quale un uomo che si veste da donna non viene, curato, ma invitato a condurre una trasmissione in prima serata?
Vogliamo concludere, con il commento che condividiamo, di una lettrice dell’articolo dal quale abbiamo tratto la vicenda:
Insomma, è come per la “Legge Basaglia”: basta scrivere in una legge che la malattia mentale non esiste …et voilà! la malattia è cancellata per legge. Così la diversità tra uomo e donna ordinata per natura alla procreazione e alla continuazione della specie: basta per legge cancellare la diversità del rapporto omosessuale ..et voilà tutto piallato e reso uguale. Le diversità si rispettano: farle uguali per legge è follia anzi, un atto di prepotenza e prevaricazione.
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E’ del tutto ovvio che l’omosessualità sia un comportamento “non normale”. Non vogliamo usare la parola patologia? Non usiamola, ma la sostanza resta. Sappiamo che l’incoraggiamento dell’omosessualità è uno dei punti del piano Kalergy per ridurre la fecondità dei popoli europei in modo da lasciare il posto all’ibridazione multietnica.
La cosa che io personalmente trovo più grottesca è la ricerca di cause genetiche dell’omosessualità da parte degli psicologi americani, laddove ad esempio cercano di ridurre la differenza di Q.I. fra le razze (15 punti di scarto fra bianchi e neri) a fattori ambientali. E’ assurdo pensare che un comportamento che riduce o annulla la possibilità di riproduzione possa essere fissato geneticamente. Non è la natura che fa errori; pensiamo piuttosto all’influenza precoce di ambienti in cui i modelli di comportamento “giusti” sono pressoché scomparsi, e teniamo presente che ci muoviamo in un campo dove la convenienza “politically correct”, cioè la censura mentale “democratica” ha facilmente la meglio sull’onestà scientifica.
ce li inculeremo, i filo-kalergy.