La Divina Commedia deve essere tolta dai programmi scolastici: troppi contenuti antisemiti, islamofobici, razzisti ed omofobici. La sorprendente richiesta arriva da «Gherush92», organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti.[nbnote ]http://www.corriere.it/cultura/12_marzo_12/divina-commedia-eliminare-gherush92_674465d8-6c4e-11e1-bd93-2c78bee53b56.shtml[/nbnote]
Ormai gli “antirazzisti militanti” hanno gettato la maschera.
Se un tempo era la Chiesa a mettere all’indice le opere letterarie, oggi è la nuova religione del “politicamente corretto” che chiede il “rogo dei libri”.
Sono loro i nuovi sacerdoti di una idolatria dell’uguaglianza che, come molti filosofi avevano avvertito, non può condurre ad altro che all’oppressione e alla tirannia.
Non può esserci libertà, nelle società “multiculturali”: perché c’è sempre una minoranza che può ritenersi parte “offesa” dell’altrui pensiero.
Dopo gli studi di genetica e quelli sull’intelligenza, ora è la volta delle opere letterarie: è l’oscurantismo degli “antirazzisti”.
La loro visione del mondo viene smentita dalla realtà e dalle evidenze scientifiche? Nessun problema: censura.
La letteratura del passato può risvegliare in noi il ricordo di “chi siamo”? Nessun problema: si “depuri” il libro “pericoloso”.
Con individui e gruppi del genere, abbiamo oggi a che fare.
Gruppi ben foraggiati da fondazioni legate a Goldman Sachs e partecipi di quell’immensa inutilità, chiamata “Onu”.
Il loro disegno è ovvio: conoscere rende l’uomo consapevole. E loro non vogliono “uomini consapevoli”.
Vogliono “servi”. E questo è anche legato al fenomeno dell’immigrazione.
«La Divina Commedia – spiega all’Adnkronos Valentina Sereni, presidente di Gherush92 – pilastro della letteratura italiana e pietra miliare della formazione degli studenti italiani presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo e al razzismo»
Alla poveretta Sereni, diciamo che la Cultura non è “morale”. L’indagine scientifica può condurre verso la comprensione di una realtà che non ci piace. Non di meno esiste.
Siamo certi, che la Sereni avrebbe obbligato Galileo a dire che la Terra è immobile al centro dell’Universo.
Venendo a Dante, Egli rappresentava il sentimento culturale e popolare dei tempi. E lasciamo perdere l’antisemitismo, che era “puramente religioso” e nulla aveva a che vedere con il concetto etnico.
Sicuramente oggi siamo “progrediti”, dai tempi bui del Vate.
Oggi i sodomiti e gli uomini che si vestono da donna, non finiscono nei gironi infernali, diventano star della tv spazzatura: vuoi mettere l’Isola dei Famosi con un libretto come la Divina Commedia?
Qui, oggi stiamo. Sull’orlo di una modernità decrepita che nasconde il passato perché si “vergogna”. Che nasconde la “realtà”, perché la teme.
La scelta degli antirazzisti difronte alla realtà è la “fuga”.
Hanno deciso che l’ignoranza li renderà liberi, purtroppo per loro, li renderà ancora più stupidi di quanto già non siano.
E tu Dante, che pensi?
Tra le gambe pendevan le minugia;
la corata pareva e ’l tristo sacco
che merda fa di quel che si trangugia.Mentre che tutto in lui veder m’attacco,
guardommi e con le man s’aperse il petto,
dicendo: “Or vedi com’io mi dilacco!vedi come storpiato è Mäometto!
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.E tutti li altri che tu vedi qui,
seminator di scandalo e di scisma
fuor vivi, e però son fessi così.Un diavolo è qua dietro che n’accisma
sì crudelmente, al taglio de la spada
rimettendo ciascun di questa risma,quand’avem volta la dolente strada;
però che le ferite son richiuse
prima ch’altri dinanzi li rivada.Ma tu chi se’ che ’n su lo scoglio muse,
forse per indugiar d’ire a la pena
ch’è giudicata in su le tue accuse?”.“Né morte ’l giunse ancor, né colpa ’l mena”,
rispuose ’l mio maestro, “a tormentarlo;
ma per dar lui esperïenza piena,a me, che morto son, convien menarlo
per lo ’nferno qua giù di giro in giro;
e quest’è ver così com’io ti parlo”.Più fuor di cento che, quando l’udiro,
s’arrestaron nel fosso a riguardarmi
per maraviglia, oblïando il martiro.“Or dì a fra Dolcin dunque che s’armi,
tu che forse vedra’ il sole in breve,
s’ello non vuol qui tosto seguitarmi,sì di vivanda, che stretta di neve
non rechi la vittoria al Noarese,
ch’altrimenti acquistar non saria leve”.Poi che l’un piè per girsene sospese,
Mäometto mi disse esta parola;
indi a partirsi in terra lo distese.
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