Grecia: assalto finale

 

Oggi, dopo una seduta spiritica durata diverse ore, gli eurofanatici di Bruxelles, tra cui il nostro ectoplasmatico Premier, hanno deciso di emendare il piano di aiuti per la Grecia.

Più o meno così, recitano tutti i giornali “seri”, la Pravda e i media televisivi. Dicono il falso. Oggi è accaduta una cosa profondamente diversa.Indecisi sul da farsi, da una parte desiderosi di abbandonare la Grecia al proprio destino senza versare un soldo, ma dall’altra terrorizzati dalle conseguenze sul sistema finanziario e sull’esistenza stessa dell’Eurozona, hanno deciso di non decidere.
Hanno spinto il cadavere un pò più in là, promettendo il versamento di una tranche di aiuti che eviterà la dichiarazione del Default, altrimenti certa il 20 Marzo. Aiuti che i Greci non vedranno, saranno infatti girati alle banche creditrici senza nemmeno passare per Atene.
Questo, “compra” altri due mesi, esattamente il tempo entro il quale si terranno, a meno di “commissariamenti”, le elezioni greche. Elezioni che sconvolgeranno il panorama politico ellenico.
In sostanza: la Ue è una nave che sta dirigendo verso gli scogli, e i suoi molti capitan Schettino, indecisi tra il girare a destra o a sinistra, mantengono la rotta, speranzosi che sia la scogliera a spostarsi.

La Grecia non ha alcuna possibilità di evitare il default, non ha alcuna possibilità di ripresa all’interno della struttura rigida dell’Euro. Ma queste assenti speranze, finiscono sotto lo zero se appesantite dalle richieste imposte ad Atene, in cambio del non-fallimento-temporaneo:

Again, before any of the €130bn is released, Greece must agree to cut its minimum wage by 22pc. For people under 25, it will be cut by more than a third. About 15,000 state workers will be placed in a “labour reserve” receiving 60pc of their basic pay for a year before being sacked. A “one in, five out” recruitment policy will cut the state workforce by 150,000 by 2015. Previously restricted professions such as accountancy and tourist guides will be forced to open to competition.
Questa è la ricetta della Ue e dei Banchieri per la Grecia: il taglio degli stipendi del 22% (33% per gli under 25), taglio del 40% per 15.000 statali e licenziamento di altri 150mila entro il 2015. Altro punto, l’apertura delle professioni (liberalizzazioni) per aumentare la competitività, il che si tradurrà in ulteriore degrado del mercato, causa afflusso di “professionisti” romeni.

Questa “cura”, non funzionerà. Non è appesantendola che un economia in fase depressiva può rialzarzi.

Secondo un documento della Ue che doveva rimanere riservato[nbnote ]http://blogs.telegraph.co.uk/finance/jeremywarner/100015089/eurozones-shocking-prescription-for-greece/[/nbnote], la Grecia, dopo un decennio di immani sacrifici, con tagli agli stipendi, alle pensioni e al sistema sociale; si troverà nel 2020 con un rapporto debito/pil al 160%: ovviamente il default arriverà prima, quelli sono numeri insostenibili per il paese egeo. Oltretutto, questi numeri sarebbero il frutto amaro di un decennio di lacrime e sangue.
In breve, da oggi fino al 2020, i Greci dovrebbero svenarsi per pagare gli interessi alle Banche, per poi ricominciare da capo tra otto anni. E così, in un circolo vizioso perpetuo.
E’ ovvio che tutto questo non può funzionare. E’ ovvio che la pentola esploderà prima che il tacchino greco sia servito ai commensali-banchieri affamati.
Per la Grecia, il default è inevitabile. Non è questione di se, ma di quando.
E’ questione di capire se sarà l’esito di una lunga agonia, o l’acme di una rivolta.
Oggi, ad un giornalista economico inglese è stato chiesto cosa significasse questo accordo di salvataggio. La risposta: rivoluzione[nbnote ]http://www.telegraph.co.uk/finance/debt-crisis-live/9094900/Debt-crisis-and-Greek-bailout-deal-live.html[/nbnote].

-E mentre scriviamo, giunge notizia che il sedicente piano di salvataggio greco, è già a rischio di nascere morto.[nbnote ]http://www.telegraph.co.uk/finance/financialcrisis/9097004/Battle-over-EU-financial-firewall-threatens-to-derail-Greek-bailout.html[/nbnote]

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1 comment

  1. Gabriele settembre 9, 2012 1:11 am  Rispondi

    Ora hanno richiesto ai greci di lavorare 6 giorni su 7, con un limite del minimo riposo ad un massimo di 11 ore, il che significa 13 di lavoro per gli imprenditori sanguisuga.

    Come da anni ormai vo dicendo, cassandra inascoltata, non è tanto alle proprietà pubbliche, alle grandi società costruite col denaro dei contribuenti, alle immense proprietà immobiliari del demanio, o le riserve auree che questi puntano. Certo li avranno, ma non stanno facendo questo per un semplice “contentino” che ha il sapore di uno spuntino momentaneo. Questi si stanno organizzando per cambiare radicalmente la stessa struttura di pensiero, lo stile di vita, reintroducendo forme di sfruttamento che possano competere con i loro “colleghi” competitori dagli occhi a mandorla e indiani.
    solo che gli europei sono duri di comprendonio, e non è facile convincerli che non avando altro di cui possano essere derubati, se non la loro forza lavoro, devono lavorare di più per aumentare i profitti al fine di un sempre maggior agio e benessere dei signori.
    E di lì la strada immigratizia, il grimaldello, la chiave di volta per completare il disegno. Ma le cause sono quelle summenzionate, l’ideologia, l’universalismo, i diritti, li lasciano agli idioti che inconsciamente li servono.

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