Milano: i predatori di Tombe

Sventato in extremis lo scempio di Roma, per il quale erano già in fila indiana Caltagirone e affini, volgiamo lo sguardo ad un altro scempio, più piccolo per dimensioni, enorme per lo spregio che mostra verso la Vita, la Cultura e la Storia.

MILANO – La tomba è scavata nella terra nuda, lo scheletro è adagiato in una nicchia, i resti appaiono ben conservati. Da questa sepoltura si può provare a ricostruire come fosse il cimitero dei martiri appena oltre le mura della città, tra il IV e il V secolo, in epoca tardo romana. I resti sono affiorati nel cantiere del parcheggio interrato accanto alla basilica di Sant’Ambrogio, isolati, fotografati e catalogati dagli esperti della Società lombarda di archeologia. È una scoperta delicata, preziosa ma ampiamente prevista, che arricchisce il tesoro di tracce e frammenti accumulato in questi anni di lavori: «Abbiamo già recuperato una novantina di tombe» chiarisce Anna Ceresa Mori, ispettrice della Soprintendenza per i Beni archeologici.

Quest’ultimo ritrovamento riaccende però la polemica sui box. Italia Nostra e il comitato «Salva la piazza» (leggi l’intervento di Luca Carra) si appellano al Comune: «Fermi subito le ruspe, eviti lo scempio del patrimonio storico di Milano». La replica è garbata, ma ferma: «I lavori non saranno bloccati». La necropoli è nascosta e conservata tra i 3,5 e i 4 metri sotto terra. Da 1.700 anni. Ambrogio, che fu vescovo di Milano dal 374 d. C. alla morte, decise di edificare la Basilica Martyrum proprio nell’area in cui erano state seppellite le vittime cristiane delle persecuzioni.
«Sono tombe senza corredo né struttura», ribadisce Ceresa Mori: «I resti ossei vengono asportati, immagazzinati, ma ci dicono ben poco. Al più sono interessanti per eventuali studi antropologici e scientifici».

Gli esperti le definiscono «tombe povere», difficili da datare. Le prime sono emerse tra il 2005 e il 2006, durante la fase dei saggi archeologici preliminari che hanno anticipato l’apertura del cantiere pesante. L’ultima, lunedì: «È una sepoltura non monumentale, già bonificata — spiega l’assessore ai Lavori pubblici, Lucia Castellano —. Ho chiesto una relazione tecnica alla Soprintendenza per accertare che tutto sia a posto. Ma i lavori andranno avanti». Sul «valore» del cimitero si confrontano e si combattono due visioni culturali alternative. Favorevoli e contrari. Peana in difesa del progetto e ricorsi in Tribunale. Italia Nostra ha presentato un nuovo esposto in Procura, a dicembre, denunciando l’ipotesi di reato di «danneggiamento su cosa d’interesse storico». L’azione del comitato no-box, firmata da Luca Carra e Jacopo Gardella, ha il sostegno — tra gli altri — di Cini Boeri, Salvatore Settis, Carlo Bertelli e Pierluigi Cervellati: «Mi auguro — dice Carra — che questa scoperta convinca l’assessore Castellano a bloccare il cantiere».

Monsignor Erminio de Scalzi, vescovo ausiliare e abate di Sant’Ambrogio, si smarca dalla polemica. La posizione della Chiesa milanese, però, è chiara: si realizzi presto il parcheggio, oppure si blocchi subito.

Stiamo divenendo “schiavi” della Modernità che, oramai, ha assunto i contorni di una nuova religione. Non si costruisce il futuro affondando il passato in una colata di cemento.
Il rispetto per i morti, non importa quanto antichi, non ha scadenza. Il rispetto per i morti, per coloro che “sono stati”, non cade in prescrizione.
Quelle tombe non sono solo terra e ossa, quelle tombe parlano a noi di un passato che non dobbiamo scordare. Quei corpi dopo che la vita era svanita, sono stati affidati alla terra da mani amorevoli e occhi spaventati: come un giorno, saranno i nostri. Noi dovremmo essere i custodi di quelle Tombe, non i dissacratori. I custodi di chi prima di noi ha vissuto, di chi prima di noi è morto.
Nulla è più indifeso di un cadavere. Nulla è più “dipendente” dal rispetto dell’altro, dalla natura dell’altro.
Oggi, noi stiamo mostrando di avere una natura, non cattiva, perché il cattivo “prova sentimento”, ma indifferente. Indifferenza verso le ossa dei nostri avi, che togliamo dal riposo, per fare l’ennesimo cimitero di automobili. Ed è nel nome dell’indifferenza che i crimini peggiori sono stati e vengono compiuti.
Ed è deprimente, vedere come la Chiesa milanese, ancora, evidentemente,nei fumi tettamantici, non dica una parola e, nella migliore tradizione pilatesca, se ne lavi le mani. E’ l’indifferenza.
Se non combattete per i morti, per cosa combatterete, signori Vescovi. Cosa è rimasto di Sacro, per voi, per cui valga la pena, non dico combattere, ma almeno prendere posizione?
Rispettare quelle tombe, quei morti, è rispettare noi stessi.

Qui il comitato contro lo scempio: http://salvalapiazza.wordpress.com/

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