Il marito deve chiudere l’azienda,
lei si prostituisce per la crisi
La donna salva l’uomo dal suicidio e gli racconta di aver trovato lavoro come badante. Ma viene arrestata in una retata. «Con i soldi che portava a casa mangiavamo»[nbnote ]http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2012/6-febbraio-2012/marito-deve-chiudere-azienda-lei-si-prostituisce-la-crisi-1903169459513.shtml[/nbnote]
Evidentemente, il lavoro fisso non è poi così “noioso”.
Ora, lungi da noi la sua apologia, ma il suo opposto, la precarietà, dovrebbe essere una scelta, non un obbligo; dovrebbe essere il contraltare di chi, osando, “vuole di più”. Non la norma di chi, si accontenta di un normale lavoro giustamente retribuito.
Vogliamo dire due cose su questa notizia: i media, in modo schizzofrenico, prima esaltano la “mobilità” e la società “liquida”, poi, piagnucolano difronte alle conseguenze della società che promuovono.
Volendo dare per scontata la verità di questa vicenda, e pur comprendendo la disperazione di un uomo, ci permettiamo di dubitare che per “sopravvivere” l’unica soluzione sia mandare la moglie a battere. Il problema italiano, ed europeo, è la non-esistenza di “buoni lavori”, non, di “lavori in assoluto”. E questo a causa del degrado instillato nel mercato dalla manodopera immigrata e dalla Globalizzazione.
Certamente, rientrare oggi nel mondo del lavoro, è ancora più difficile rispetto a prima, quasi impossibile in posizioni “adeguate”, ma un lavoro per vivere si trova. Soprattutto quando l’alternativa è fare il magnaccia e la puttana.
Comprendere la disperazione sì, cantare le lodi di chi sceglie una strada moralmente riprovevole, invece di quella del lavoro duro ma onesto, no.
Ma i media sono così: da un lato esaltano il precariato, e dall’altro “coccolano” chi lo elude nel modo peggiore e degradante.
Perché i giornalisti si trovano a rispondere a due loro idolatrie contrastanti, l’ossequio verso la deregulation lavorativa voluta dal potere finanziario e quello verso la filosofia dell’individuo irresponsabile e sempre incolpevole(è tutta colpa della società).
Il modo con il quale questa notizia viene trattata, si inserisce esattamente in questa schizzofrenica dicotomia.
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