DIVINA ITALIA di Ernesto
Perché ignoti che qui non han padri Qui staran come in proprio retaggio? (Berchet)
Fiocamente gocciola un lento manto d’incerto chiarore tra la tacita oscuritá notturna della mia solitudine mentre estasiato m’immergo nell’eccelsa rimembranza della fulgida gloria d’Italia e il cuore commosso si protende ad accogliere una suprema voce che, sorta dall’ombra feconda, soavemente volteggia avvolta nei sospiri degli astri …
“O veneranda Italia, Sempre al tuo santo nome Religioso brivido
Il cor mi scosse… “ (Giusti)
Celestiali parole, lembi di un cuore immacolato che con nettarea possanza invadono l’anima mia… ma con il sospiro di un lampo!
Ecco davanti a me l’immacolato candore della dignitá della Patria lordato dalla sacrilega bramosia di un empio mercimonio!
Ecco davanti a me la maestosa Italia che, sbalzata dalla degenerazione dei suoi stessi figli dal trono della Storia (piangi, Clio, che ben ne hai donde), agonizza nella putrescente fanghiglia di una verminosa esistenza!
Ecco davanti a me la superna madre dei nostri Padri… oltraggiata… penetrata!
Oh sacra Patria! Come palpita di ieratico orrore questo mio generoso cuore, cui oprar non é concesso, mentre incatenato dal vile torpore dell’ignavia plebea, inorridito contempla l’empie turbe profanatrici che soffocano la tua iridescente maestositá tra le pustolose spire della loro atra nefandezza e calpestano stoltamente la face dell’acre fuoco della tua preclara grandezza, o alma madre ancestrale… e come si lacera nella straziante angoscia di una crudele passivitá il mio afflitto spirito, mentre il divino tuo nome, Italia, giace nella polvere insanguinata d’inascoltati lamenti, ferocemente artigliato dalla bestiale depravazione del mal seme di Romolo.
Oh divina Patria! Italia… immensamente adorata dal palpitante ardore del mio impetuoso petto e divina nel prezioso sangue dei tuoi eroici ed eletti figli, disprezza questa miserabile e fosca canea di “lilliputi nostrali”che purtroppo esiste quale lordura immonda del Creato e rammenta con legittimo orgoglio quando con alta fronte possente t’adergevi sulla vasta immensitá della Storia e il purpureo fulgore della tua gloria illuminava in un saldo abbraccio infinite moltitudini di popoli, soggiogati dalla gradiva destra dei nostri candidi Padri!
Piamente immerso nel solitario pelago delle tenebre, o Patria, sento l’eccelsa tua maestá immacolata, nimbata in alma fragranza d’immortale incenso, discendere soavemente nelle segrete camere del mio cuore, monde del turpe e canagliesco furore di ricchezze che ottenebra e abbrutisce il fosco stuolo sterminato della nefanda marmaglia.
A te, amata Patria mia, mentre la trivia Ecate vaga negli effluvi di Selene in ululante processione seminando nei solchi della notte tremolanti germogli di stelle, io offro questi miei miseri sonetti, scritti non con gelido puntiglio di pedante, ma con ignea passione d’innamorato proteso nel nobile anelo di squarciare l’immondo nembo di codardia che
offusca la luminositá della tua magnificenza. Perché io ti amo, o candida Italia, che fai scorrere il mio sangue bello dei tuoi millenni… eterna e pura come il dardeggiante signor degli astri.
SONETTI IN ONORE ALLA DEA ITALIA!
I
Alto s’innalza un marzial fragore
Che schianta le contrade africane!
Son le possenti legioni romane
Che incedon con superbo ardore.
O altero straniero invasore
Di Roma donna mai doma le piane
Violasti con forti orde profane
E il tuo nome fu vermiglio orrore.
Ma ignorasti che Roma suprema
Il Cielo stesso la vuole eterna
E per quanto il barbaro la prema
Sempre ritorna maestosa e superna.
Fu fiera dopo Canne sanguinosa
Ed or, nella tua terra, vittoriosa.
II
Va con fiero ardor l’armata cristiana
Solcando la sacra onda romana
Avvolta nell’alta benedizione
Del sommo duce di Roma, Leone.
Nei saldi petti palpita, non vana,
L’antica possa di Roma sovrana;
Fratelli nella santa comunione,
Della Croce gloriosa legione
Che, pietose l’armi e pien di valore
S’affronta al barbaro saccheggiatore
Finché la Croce dall’almo candore,
Commossa dell’italica disgrazia,
Con provvida procella l’oste strazia
E dona alla Patria l’antica grazia.
III
Giarabub! Alamein! nomi gloriosi
Del cruento deserto infuocato
Scritti a tinta rossa dai valorosi
Italiani che lí han guerreggiato.
Dall’Impero al gelo scellerato
Nei cieli e per mari procellosi
Sempre gagliardi e ardimentosi
Il barbaro ostile han affrontato.
Oh dell’alma Patria prodi guerrieri
Che supremi marciaste nella Storia
Con sguardi virili in alti pensieri!
Voi non accoglie candida gloria!
Codardia pascola il Campidoglio
Né piú l’Italia sa cos’é l’orgoglio.
IV
O dea Roma ! candida sovrana
Delle genti dell’Orbe sterminato
Che al suon della buccina romana
La fronte sconfitta han abbassato!
Te suprema regina del Creato
Incoronó la volontá arcana
Del Fato, che la prole italiana
A gloria eterna ha decretato!
E sempre vivrete nei palpitanti
Cuori degl’Italiani generosi
Voi prischi Padri fieri e valorosi
Che sul mondo marciaste trionfanti
E gli ostili flutti faceste nostri
Formidabili d’infiniti rostri
V
Giace Roma in un mar di rovine!
Abbattute son le fronti latine
E triste é la terra desolata
Della vetusta grandezza passata.
Pur da nuove barbare e belluine
Orde feroci l’Urbe é violata
E piú d’una chiesa é saccheggiata!
Sorgon allor le Mura Leonine,
Conforto dei nostri avi romani
Afflitti dai pirati musulmani
E sacra culla di noi cristiani!
Ché tu, Roma, in almo fulgor fiera,
Nella Croce risorgesti altera
Qual lume dell’umanitá intera
VI
Suprema Italia! é d’infinita
Sublimitá che arde lo splendore
Del nome tuo in perpetuo onore,
Alba madre di una prole ardita
Che da millenni al mondo addita
Primeggiando in candido fulgore
In opere d’ingegno e del cuore,
La grandezza della virtú avita.
E preclari nella sacra tua terra
Che ben conosce la pace e la guerra
Germoglian infiniti monumenti
Dell’itala gloria mai tacenti…
E ti adornan stupende cittá
Come nessun altro paese ha