Lanciamo un appello urbi et orbi: spargete la voce, gridatela nella piazze di tutti paesi d’Italia. Sussurratela agli sconosciuti che vi siedono accanto nei treni, agli avventori dei bar e a chiunque vi capiti a tiro.
Urlatelo a squarciagola: Severgnini conosce l’Inglese! allora, forse, ci saranno evitati gli articoli che il poliglotta del Corrierino scrive nella sua lingua d’adozione.
Basta con giornalisti e intellettuali da Fabourg Saint-Germain, terrorizzati dall’opinione dei giornali stranieri; basta con questi nani della cultura che sentono, profondamente sentono, il bisogno di “scusare” l’Italia, davanti ai loro “co-oligarchi” stranieri perché è un paese “culturalmente regressivo”.
Il mondo oltre le Alpi, non è un modello, ma una catastrofe socio-culturale da sfuggire: non abbiamo nulla di cui scusarci, se non abbiamo i matrimoni gay. Nulla di cui vergognarci se il nostro concetto di famiglia, non è “progredito” come quello svedese.
E’ tempo, di sbattere fuori questo insano senso d’inferiorità che gli intellòs, stipendiati dall’Oligarchia, inoculano nell’opinione pubblica: i motivi per i quali i Severgnini ritengono l’Italia “inferiore”, rispetto ad altri paesi europei, sono tutti quei motivi che a noi la fanno amare.
Ogni società è perfettibile, la nostra lo è, ma in senso opposto, a quello indicato dai cultori dell’Io minimo.
Si chiedono i motivi del naufragio della Costa Concordia e, li risolvono addossandoli tutti al “capro espiatorio”, perché andare a fondo nella questione, li porterebbe a dover rinnegare tutto il loro modello sociale. Un modello dove l’economia, i sentimenti e i legami sono “liberalizzati”.
Dove il debole è abbandonato al mare magnum del mercato e sballottato tra la Globalizzazione e l’immigrazione di massa. Dove la ricerca spasmodica del profitto, genera incertezza e fragilità.
Quando il giornalista spiega che, in Italia confondiamo “ciò che è bello” con “ciò che è giusto”, non comprende che l’estetica non è altro che l’espressione plastica dell’essenza: ed è la mancanza di questa comunione, a rendere gli altri paesi europei “più aperti” e quindi più deboli. E’ l’estetica, prima della ragione, a dirci che una “coppia omosessuale” non è “giusta”. E’ l’estetica, che distingue, prima del ragionamento, ciò che è pericoloso da ciò che non lo è.
Se guardiamo a tutto questo, comprendiamo come l’Italia sia uno dei pochi paesi europei non ancora perduti. Noi, siamo il modello.
Sempre che esistano i “modelli”, perché ogni paese deve esprimere se stesso. E non, seguire un’idea astratta di progresso, perché Severgnini e quelli come lui possano gloriarsene nei salottini d’oltralpe.
Già li immaginiamo mentre sorseggiano il thè verso le cinque del pomeriggio, annuire ai loro compagni di merenda stranieri: “Oh yes, anche in Italia abbiamo le adozioni gay e i tassisti pakistani”. Proprio una bella idea di progresso.