Successi dell’Euro: in Spagna arriva la fame

Siamo alle fasi finali dell’Euro.
Lasciamo stare gli spread e i tassi, sono artifizi finanziari sui quali si può bluffare per lungo tempo. Ormai gli effetti devastanti dell’euro sono evidenti nell’economia reale.
E’ tutto molto semplice, c’è un solo paese, una sola economia che trae vantaggi dall’euro: la Germania. Il motivo è altrettanto  semplice, da asilo nido: l’euro è per l’economia tedesca, una moneta svalutata mentre per tutte le altre economie – chi più chi meno – è una moneta ampiamente sopravvalutata. Questo è il nodo principe della questione.
Come insegna il Nobel Mundell: economie differenti non possono avere la stessa moneta, a meno di grandi flussi di denaro da una direzione all’altra. L’euro è quindi un cappio intorno al collo dell’Europa.
Visto il masochismo para-sessuale dei nostri governanti, possiamo ricorrere alla metafora di un gioco erotico giapponese per pervertiti, lo “shibari”: l’euro è la corda, la Germania e il resto dell’Eurozona sono i due protagonisti del gioco, più la Germania sale, e più la “corda” si stringe intorno al collo degli altri paesi.
Questo è il “giochino” al quale quei pervertiti degli eurofanatici ci costringono ormai da anni. Siamo alle fasi decisive.

Sia chiaro, chi scrive non ha nulla contro la Germania come paese, è il suo ruolo in commedia a danneggiare tutti. La Germania che si crede “vittima” dell’euro tra l’altro, e invece ne è il boia.

Ma c’è di più. L’euro non è il solo “danno” che la Ue impone ai paesi membri tranne la Germania.
Qualche anno fa, sotto la guida di Prodi – poi premiato con ottime prebende da Pechino – la Ue aprì il proprio mercato alla disperata concorrenza cinese hic et nunc.
Anche in questa decisione si scoprono gli interessi divergenti tra Germania e resto dei paesi membri: la Cina è concorrente diretta e low-cost di tutti tranne che della Germania, dalla quale compra i macchinari che poi usa per costruire i propri prodotti coi quali fare concorrenza ai nostri. Insomma, la Germania aveva e ha tutto – almeno a breve termine – da guadagnare dall’eliminazione dei dazi verso la Cina, mentre noi e il resto d’Europa avevamo e abbiamo tutto da perdere.
Euro e Cina sono i due pilastri del disastro europeo e della fasulla – qui non c’è tempo di spiegarne i motivi – crescita economica della Germania che si poggia sul contemporaneo soffocamento di tutti gli altri.
L’euro favorisce le esportazioni tedesche e sfavorisce le nostre.
Il libero scambio con la Cina, fa lo stesso.

Ormai, gli effetti,  da economici stanno divenendo “sociali”. Non può essere altrimenti,  quando in Spagna e Grecia la disoccupazione giovanile supera abbondantemente il 50% – da noi è “solo” al 35% –  quando fuori dai supermercati spagnoli si crea la coda, non in orario d’apertura, ma quando chiudono, per rovistare negli scarti gettati nei bidoni. Questa è fame signori. La fame di cittadini spagnoli stretti tra la concorrenza di immigrati low-cost e la sprezzante arroganza dei banchieri.
Fame nel cuore dell’Europa, all’epoca dell’euro e dei suoi apostoli fanatici e criminali.

O i popoli si ribellano e abbattono le orripilanti vestigia di una falsa democrazia. Oppure, meritano di perire nell’asfissia dei loro cadaveri.

2 Comments

  1. EURODISTASTRI: disoccupazione alle stelle ottobre 1, 2012 3:16 pm  Rispondi

    […] le manifatture europee tranne quelle dei paesi nella sfera tedesca, per le ragioni spiegate qui. Il dato dei disoccupati ha raggiunto l’11,4%. Ma attenzione, questi sono i senza lavoro che […]

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