A Milano ogni anno sono 400 i casi di tubercolosi diagnosticati con una prevalenza di uomini (2 a 1), anche se per alcune comunità straniere ammalati sono in maggior numero donne. Nei pazienti sono in crescita rispetto al 2011 i casi di multiresistenza ai farmaci e quindi più difficili da curare. La conferma arriva dalla Asl Milano che effettua il monitoraggio su circa 1,6 milioni di abitanti (capoluogo lombardo e sei comuni della provincia) e dall’Istituto Villa Marelli Ospedale Niguarda, il Centro regionale di riferimento per la tubercolosi.
Gli ultimi dati della Asl di Milano, che comprende il capoluogo lombardo e altri sei comuni (Cologno Monzese, Cormano, Cusano Milanino, Bresso, Sesto San Giovanni) fanno riferimento ad una popolazione di circa 1,6 milioni di abitanti. Il quadro delineato dice che a Milano sono diagnosticati ogni anno una media di oltre 400 casi di tubercolosi (40 per cento della Lombardia, il 9 per cento su scala nazionale). L’incidenza sui soggetti residenti è di 20 casi su 100 mila abitanti.
Pur potendo colpire soggetti di qualunque strato sociale, la tubercolosi si sviluppa maggiormente in presenza di fattori di rischio concomitanti: immigrazione da Paesi ad alta endemia ed emarginazione, disagio sociale e sovraffollamento. Tra i cittadini stranieri la proporzione di casi di tubercolosi è di circa il 70 per cento: il maggior numero di malati rientra nella popolazione adulta. Tra gli italiani i più colpiti sono gli anziani e quelli più a contatto con gli immigrati, come i bambini nelle scuole o gli insegnanti.
Nei bambini i casi di tubercolosi rappresentano il 5 per cento del totale. Gli ultimi casi di epidemia hanno riguardato questa fascia della popolazione: 171 bambini infetti e 15 malati nella scuola primaria Leonardo da Vinci di Milano, ad alta presenza di extracomunitati.Recentemente altri casi sono stati registrati a Roma presso il reparto di neonatologia del Policlinico Gemelli e a Torino all’Ospedale delle Molinette, dove la malattia si è diffusa tra i tirocinanti che assistevano gli immigrati.
“A Milano due primi mesi dell’anno abbiamo registrato un aumento dei pazienti forme multiresistenti ai farmaci. Sono persone che necessitano di terapie più lunghe e molto costose, dai 18 ai 24 mesi, di una assistenza che spesso le strutture ospedaliere non sono in grado di dare. Il problema più grande è trovare un luogo dove tenere questi soggetti in modo che non siano fonte di contagio per i familiari e le altre persone e completino il programma di terapia debellando completamente l’infezione”.[nbnote ]http://news.liberoreporter.eu/?p=21826[/nbnote]
Torniamo a parlare della Tubercolosi. Lo facciamo con la conferma che la Tbc multiresistente ai farmaci è presenta anche in Italia, ed è arrivata sulle spalle dell’immigrazione.
Non ci si deve meravigliare, in Africa subsahariana la tubercolosi è endemica.
Non c’è neanche da meravigliarsi se, dopo l’ondata dalla Libia dei mesi scorsi, vi sia un boom di “Tbc multiresistente”.
La stragrande maggioranza dei sedicenti “profughi” libici, infatti, proveniva in realtà da paesi come Somalia, Ghana, Niger, Nigeria e Chad, dove questo genere di patologia è diffusa a livello epidemico.
Dobbiamo ringraziare l’accoglienza senza controlli da parte dei nostri politici e magistrati, se oggi siamo davanti ad una vera e propria emergenza.
Se avete dei figli e frequentano per motivi scolastici, figli di immigrati africani, che Dio vi aiuti.
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