Quando la censura tocca “loro”, allora è cattiva…

Mi è capitato di leggere l’articolo sotto contro l’oscuramente di un sito internet. Immaginate la mia sorpresa quando ho scoperto chi ne è l’autore: il paladino della “libertà d’espressione” è Marco Pasqua. Noto – poco – alle cronache, come uno dei più impegnati a chiedere l’oscuramento di stormfront.org . Libertà a gettone.
Evidentemente per lui – e anche per quella sorta di giornali sui quali scrive – la libertà d’espressione vale solo finché riguarda idee che lui condivide. Non è un diritto naturale di chiunque. E’ un diritto che “loro” si arrogano di concedere o meno.

Invece per noi, qualunque idea deve poter essere liberamente espressa. Le idee di Pontifex, e quelle di Pontilex: per quanto demenziali possano essere. Le idee si combattono con la forza do altre idee ma, ovviamente, bisogna averne. Chi non ne ha, censura.

Noi difenderemo sempre la libertà di diffondere idee, da qualunque parte provenga.

Oscurati, da un giorno all’altro, senza preavviso, per le loro aspre critiche al portale ultracattolico Pontifex.Roma. Una vera e propria censura, quella che vede coinvolti i gestori del sito “Pontilex.org”, nato nel settembre del 2010 per denunciare, tra le altre cose, la natura antisemita, omofoba e razzista del portale Pontifex.Roma.

La decisione di chiudere il sito è stata comunicata con un’email dai gestori (americani) della piattaforma che li ospitava. A determinare il provvedimento, una richiesta di Carlo di Pietro, il webmaster di Pontifex, che li ha accusati di violare la sua privacy.

“Gli amministratori del nostro fornitore di servizi (100webspace) – spiega all’Huffington Post uno dei blogger di Pontilex, Sandro Storri – hanno ricevuto una lamentela da parte di Di Pietro che, facendo false affermazioni (“ma è tutto vero”, replica Di Pietro, ndr), ha chiesto loro di chiudere il nostro sito. Dato che Pontilex è scritto in italiano, probabilmente i gestori di 100webspace non hanno potuto o voluto approfondire l’argomento e, nel dubbio, hanno dato seguito alle richieste del webmaster”.

Una vita non facile, quella del gruppo di ragazzi che contesta le tesi oscurantiste degli ultracattolici (talvolta criticati anche dalle gerarchie vaticane). Quando, infatti, è stato lanciato Pontifex.Roma, su Facebook erano nati gruppi di protesta, sui quali si commentavano gli articoli, spesso deliranti, nei quali si attaccavano regolarmente le persone omosessuali. “Avevamo adottato uno standard: le citazioni venivano sempre accompagnate dal link all’articolo originale, per consentire a tutti di leggere le frasi citate nel loro contesto. Ottemperando anche all’esigenza di attribuire correttamente la proprietà intellettuale dei contenuti citati”, spiegano alcuni degli autori di questi gruppi.

“Nell’agosto del 2010 gli amministratori di Pontifex.Roma hanno inviato a Facebook una richiesta di chiusura dei gruppi, affermando che questi violavano il loro copyright”, ricordano ancora. La richiesta degli ultracattolici è stata accolta. Da qui la decisione di mettere insieme un gruppo di persone interessato a lavorare a Pontilex.

“Come risposta a quell’azione abbiamo deciso di creare il nostro piccolo sito per essere autonomi ed indipendenti dalla volontà di Facebook – fanno sapere ancora – Così, nel settembre 2010 vede la luce il nostro piccolo Pontilex, per replicare alle affermazioni omofobe, sessiste e razziste che venivano disseminate da Pontifex.Roma. Il nostro nome deriva dalla semplice constatazione che gli amici ‘Pontifessi’, in quanto a conoscenza della legge, hanno parecchie lacune, pur vantando tra le loro fila un avvocato (Bruno Volpe). Abbiamo allora modificato il loro nome, evidenziando il nostro desiderio di seguire la legge”.

Ora una nuova scure si abbatte sugli internauti anti-Pontifex. Nello specifico, si contesta loro di aver pubblicato alcuni dati sensibili. “Carlo Di Pietro, che ha chiesto la nostra chiusura, considera una violazione della sua privacy il fatto che noi abbiamo pubblicato un link alle informazioni disponibili attraverso il servizio whois, dati relativi ai domini internet che ha registrato. Similmente ritiene una violazione della sua privacy la pubblicazione di informazioni pubblicamente disponibili sui vari social network”, fanno notare. Senza contare, inoltre, le continue minacce di denunce subite dal giorno della loro nascita: “Le loro azioni legali, però, non sono mai andate oltre le indagini preliminari”.

In queste ore, i gestori di Pontilex hanno anche diffuso un video appello, per far circolare la notizia. Quel che è certo, è che non si fermeranno, tanto da aver già avviato dei contatti con altri provider, per lanciare una nuova versione del loro sito: “Una cosa è certa: noi non ci fermeremo”, dice Storri.[nbnote ]http://www.huffingtonpost.it/2013/01/08/oscurato-pontilex-il-sito_n_2430313.html[/nbnote]

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3 Comments

  1. Werner febbraio 4, 2013 2:26 pm  Rispondi

    Qui il discorso è che nella gente disconosce il significato di “rispetto per gli altri”. Chiedere di oscurare un sito internet, perchè contrario a ciò che si pensa, è un atto irrispettoso verso coloro che la pensano diversamente, insomma un modo per violare la libertà individuale, peraltro ritenuta fondamentale nella carta costituzionale che tutti, per un motivo o per un altro, tirano sempre in ballo.

  2. Marte Ultore febbraio 4, 2013 4:44 pm  Rispondi

    non ho capito se chi ha chiuso è stato pontifex gli ultrabigotti cattolici o pontilex, gli ultrabigotti omosex. Onestamente non me ne può frega di meno, visto da liberale e nazionalista trovo riprovevoli e nemici della nazione italiana entrambi, ma ribadisco qui e sempre che all’Italia servirebbero gli emendamenti americani, altro che costituzione più bella del mondo, abbiamo la più orrida e ideologica.

  3. Paolo Mirandola febbraio 5, 2013 12:03 pm  Rispondi

    marco pasqua è una macchietta, è bello vedere la sua rabbia livida

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