L’abisso intellettuale del giornalismo italiano

Si rallegreranno che per la prima volta c’è un governo dove la presenza femminile è forte, dove c’è anche un ministro di colore all’integrazione (Cecile Kyenge) e dove, alla fine, si è riusciti a mettere due personalità di indubbio peso come Fabrizio Saccomanni ed Emma Bonino rispettivamente all’Economia e agli Esteri. Ma sono solo alcune luci (poche, pochissime) rispetto alle (molte, troppe) ombre di un esecutivo dove i ministeri chiave sono tutti in mano a tecnici o al Pdl. Insomma, un governo saldamente nella disponibilità di Berlusconi che potrà decidere, senza grosso rimpianto, di mandarlo all’aria quando più gli converrà. A breve, forse.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/27/governo-letta-posti-chiave-tutti-al-pdl-al-pd-restano-solo-briciole/576986/

Tale è la degenerazione ormai raggiunta dai giornalisti italiani. Tale, da “rallegrarsi” se un’estranea diviene ministro della Repubblica. Ci spieghino perché, secondo le loro menti contorte, cedere “potere” agli “altri” dovrebbe essere un fatto cui rallegrarsi. A noi, oggettivamente sfugge.

E poi, perché sono così ossessionati dalla presenza di “donne”? Deve contare la capacità di un italiano, non il suo genere sessuale per coprire un posto. Meglio la De Girolamo all’agricoltura, o un uomo che conosce il tema?

E’ anche interessante il giubilo del Fatto per la nomina dell’uomo delle banche, Saccomanni, all’economia. Tanto per capire chi, veramente, è alternativo.

Io questa la chiamo “involuzione” culturale.


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