L’immigrazione è un crimine contro le differenze

L’immigrazione è un altro nome per genocidio. Non è necessario uccidere materialmente degli individui, per spazzare via un popolo dalla faccia della terra: basta meticciarlo. Basti pensare all’immigrazione spagnola e portoghese nelle Americhe durante la conquista. Bastano le testimonianze storiche e i rilievi archeologici a raccontare l’annientamento culturale delle popolazioni del Nuovo Mondo. Ma questo è solo un effetto della scomparsa ‘etnica’ di quelle popolazioni.

Un ampio studio genetico conferma: l’arrivo degli immigrati europei nel continente americano ha spazzato via gran parte della ricchezza genetica delle popolazioni che lo abitavano, tanto che molte delle peculiarità geniche dei veri ‘americani’ sono andate perdute. Per sempre.

Sì, perché a differenza delle ricchezze materiali, l’identità etnica (genetica), una volta perduta, lo è per sempre.

Lo studio coordinato dal Centro per il DNA antico dell’Università di Adelaide (Australia) ha analizzato il DNA mitocondriale di 92 mummie e scheletri precolombiani di età compresa tra gli 8600 e i 500 anni fa. Il DNA mitocondriale è trasmesso direttamente da madre a figlio: in questo modo, sono state ricostruite le migrazioni e i meticciamenti (forzati) delle popolazioni del Nuovo Mondo fin dal loro arrivo dalla Siberia.

Si pensa infatti che gli ‘americani’ siano arrivati dallo stretto di Bering, anche se non in un unico flusso omogeneo, ma ad ondate, e questo spiega la differenza tra Indiani del Nord America e i nativi dell’Amazzonia ad esempio.

L’ultimo contatto con le popolazioni siberiane risale a 23 mila anni fa; dopodiché, una popolazione con circa 2000 donne incinte (forse 10 mila persone in totale), rimase bloccata per 6000 anni nella Beringia, la striscia di terra ora sommersa che univa Siberia e Alaska, prima che i ghiacci si sciogliessero e si aprisse il passaggio per le Americhe. Sedici mila anni fa iniziò l’ingresso nel continente e nel giro di 1500 anni, transitando lungo la costa pacifica, queste popolazioni giunsero fino al Cile.

L’analisi delle 92 mummie ha evidenziato una ricchezza genetica dei pre-colombiani: 84 diverse discendenze genetiche. Ma nessuna di quelle ‘discendenze’ è oggi sopravvissuta (non è stata trovata, potrebbe esistere in numero infinitesimale da qualche parte), travolte dall’immigrazione post-colombiana. Dopo l’arrivo degli immigrati spagnoli e portoghesi, le malattie importate (ricorda qualcosa?) hanno selezionato solo alcuni tratti genetici e ha invece cancellato tutti gli altri in un processo darwiniano: l’immigrazione è nemica delle diversità.

Questo dimostra la misura dell’impatto catastrofico che il contatto con gli immigrati può avere sulla popolazione autoctona.


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