Il kamikaze uccide una volta, l’immigrazione ogni giorno

L’esperto di politica internazionale lancia l’allarme: “Con questi flussi presenze triplicate entro il 2050”

«Un milione di migranti arrivati in un anno in Europa è un fenomeno mai visto nella storia – spiega Matteo Villa, ricercatore dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) – neppure durante le guerre balcaniche.  È dunque un flusso del tutto eccezionale, che non siamo pronti a gestire e, se dovesse continuare, in 30 anni la popolazione musulmana del continente triplicherebbe quasi. Passerebbe, cioè, dai 25-30 milioni del 2010 stimati da Pew Research a 75-80 milioni nel 2050. Un numero impressionante».

Sta dicendo che si tratta di un’immigrazione tale da sconvolgere gli equilibri europei?

«Le previsioni prima delle grandi migrazioni erano al massimo di un raddoppio della componente islamica nei Paesi europei, un aumento della popolazione dal 5 al 9 per cento, circa 50 milioni. Ho provato a fare una simulazione di quel che succederebbe se questo flusso massiccio non si fermasse e la percentuale arriverebbe al 13 per cento di quella totale in Unione europea, che è di 500 milioni di persone. Naturalmente, un fatto del genere vorrebbe dire che interi Paesi si svuoterebbero e dunque un trend del genere è inimmaginabile».

Quali sono le cause?

«La forte deriva anarchica diffusasi dopo la Primavera araba in Paesi come la Libia, con la mancanza di un’autorità statale, ha creato un terreno fertile per l’ascesa del movimento violento che vuole creare lo stato di un Califfato moderno e i suoi primi successi hanno attratto molti, scatenando guerre interne e la fuga di tanti. Finché non risolveremo questi problemi l’immigrazione non si fermerà. Il ministro della Difesa francese ha parlato di 800 mila persone in attesa di partire dalla Libia. Per capire l’enormità del fenomeno bisogna dire che siamo passati dai 50 mila arrivi in Italia e Grecia della prima crisi migratoria del 2013, ai 200 mila del 2014 ( 4 volte in più), agli 850 mila del 2015 (quasi venti volte in più), fino al milione di oggi».

Queste cifre immaginano gli immigrati dispersi in modo omogeneo nei vari Paesi europei, ma il sistema delle quote non decolla e la concentrazione in pochi Stati rende l’impatto molto più duro.

«Certo, soprattutto nelle grandi città la concentrazione è forte e i nuovi migranti si sommano a quelli vecchi, soprattutto in alcuni quartieri che diventano ghetti. Molto in futuro dipenderà da che tipo di integrazione ci potrà essere per questi stranieri».

Quanto sono legate al tasso di natalità le potenzialità di sviluppo della popolazione musulmana?

«Molto. Il tasso di fecondità delle donne islamiche è di 2,2 figli, mentre per tutte le altre è di 1,5. La popolazione europea è sotto la crescita 0. Così, mentre nelle previsioni l’Europa si restringe, la componente islamica tende a crescere, mentre quella cristiana continuando così le cose scenderebbe dal 65 al 60 per cento».

Pesa anche il forte impulso al proselitismo dei fedeli dell’Islam?

«Credo che dietro le conversioni ci siano soprattutto motivi sentimentali. Mogli, mariti, padri, figli, che seguono la fede della persona che amano, come nel caso della famiglia di Fatima a Inzago, che ha fatto scalpore. Ma ci vedo distanti da una religione antica come l’Islam perché riesca a fare molti proseliti in una società in gran parte secolarizzata come la nostra».

Diamo una notizia al Giornale e al ricercatore: gli equilibri europei, l’immigrazione li ha già sconvolti. Siamo già in guerra. Una guerra che prima di essere terrorismo è demografia. Le bombe sono solo l’aspetto più evidente di uno scontro che sta sconvolgendo l’identità stessa della nostra civiltà.

Un kamikaze fa strage. Lutti. Famiglie distrutte. Ma l’impatto dell’immigrazione è molto più devastante. E’ molto più duraturo: è una bomba che scoppia di continuo, ogni giorno. Ogni matrimonio misto, non è solo un male perché mette al mondo quello che un giorno sarà un nemico della società, ma anche perché impedisce ad uno di noi di nascere.


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