Le Foibe e il genocidio moderno degli Italiani

Oggi è il Giorno del Ricordo per i Martiri delle Foibe. Oltre diecimila uomini donne e bambini, massacrati dagli slavi perché italiani, con la complicità silenziosa di altri italiani. C’è, indubbiamente, chi ha più capacità di militarizzare i ricordi e le proprie vittime. Noi, per decenni, a causa di una malsana volontà politica, abbiamo dimenticato i nostri martiri.

La maggioranza degli abitanti di quelle terre scelse l’esodo e abbandonò le proprie case ed i propri averi per trasferirsi oltre confine, pur di fuggire dalla nuova realtà che veniva percepita come ostile e pericolosa.
Chi invece rimase assistette in breve tempo ad uno sconvolgimento totale del tessuto sociale, della vita politica, delle relazioni economiche e umane.

Questo accadde in Istria dopo la fine della guerra e la svendita della nostra sovranità all’internazionalismo sovietico da una parte, e alla falsa liberazione americana dall’altro.
Ma sembra oggi. Basta sostituire “oltre confine”, con “oltre quartiere” e l’oggi ci parla della stessa storia.

FOIBE

Gli Italiani erano maggioranza in Istria, grande maggioranza soprattutto nelle zone costiere: Pola, Fiume, Zara erano città italiane. Lo erano architettonicamente, culturalmente ed etnicamente. Oggi non lo sono più: per sovvertimento etnico. E il genocidio etnico può avvenire in due modi: per annientamento degli autoctoni, o per lenta sostituzione degli stessi per mezzo di “nuovi arrivati”. Oggi la chiamano “immigrazione”.

Non v’è differenza alcuna, in termini di esito finale, tra quello che avvenne nell’Istria italiana, e quello che avviene oggi nei quartieri delle nostre città. Lentamente, anno dopo anno, interi caseggiati e zone si spopolano di Italiani che “scelgono l’esodo e abbandonano le proprie case ed i propri averi per trasferirsi in altre zone della città, pur di fuggire dalla nuova realtà che viene percepita come ostile e pericolosa“, chi invece rimane “assiste in breve tempo ad uno sconvolgimento totale del tessuto sociale, della vita politica, delle relazioni economiche e umane“. E’ un genocidio con altri mezzi. I nipotini di Tito non utilizzano più oscure ferite nel terreno per sovvertire la demografia, oggi usano l’immigrazione. Non hanno neanche più il coraggio delle armi, sommergono invece di annientare.

E oggi come allora, non ci sono scuse per chi assiste e non fa nulla. Tra pochi decenni, nel territorio una volta chiamato Italia, bivaccheranno tutte le popolazioni del mondo, tutte tranne gli Italiani. Che saranno gettati e dimenticati nella foiba della Storia.

L’esito non è inevitabile. Si può decidere di chinare il capo e aspettare la fine, così come l’hanno preparata per noi preti, politici e intellettuali; oppure si può reagire. Reagire e combattere. Con ogni mezzo.
Fate la vostra scelta. La “foiba” attende noi, i nostri figli e nipoti. Attende la nostra cultura e la nostra eredità. Per obliarla al futuro: per sempre.


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