Tra qualche decennio il giorno della memoria ricorderà il genocidio dei popoli europei

Il 27 gennaio, le autorità festeggeranno – è il termine adatto dal loro punto di vista – il giorno della memoria. Non in nome degli ebrei morti durante la seconda guerra mondiale, ma per utilizzarli come mezzo per le loro politiche attuali. Come ogni anno, quest’anno più degli altri, faranno l’insensato parallelo con i migranti-immigrati-profughi. E non importa se il 99 per cento di questi ‘profughi’ sono islamici, e che nel 90 per cento dei casi vorrebbero la morte di ogni ebreo: questo è un optionale per chi fa dei morti un feticcio. Sfruttando l’ignoranza della popolazione.

Ma tra qualche decennio, i ‘nuovi europei’ festeggeranno un altro giorno della memoria, ricordando la grande sostituzione etnica che li avrà portati a spadroneggiare sul continente una volta chiamato Europa. Ricorderanno, con divertimento e un pizzico di incredulità, come tutto sia avvenuto per volontà o ignavia degli europei stessi, che li hanno fatti entrare con tutti gli onori. Ricorderanno con divertimento e incredulità i nomi Merkel, Renzi, Hollande e di altri politici. Ricorderanno come sia bastato sacrificare qualche bambino, per fare calare ogni difesa ad una civiltà moralmente decadente: e quando parliamo di ‘decadenza’, non ai soli costumi ci riferiamo, che pure ne sono parte, ma in primis al nichilismo e alla mancanza di volontà di potenza.

Oggi viviamo l’epoca del ‘grande vittimismo’, la vittima, vera o presunta (quasi sempre presunta) ha sempre ragione. E allora, fate un piccolo sforzo di immaginazione, piangete la vittima di oggi che verrà ricordata in futuro. E magari, evitate che divenga vittima, perché la Storia non è scritta.


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