PROPAGANDA MULTIETNICA E CONTROLLO DELL’INFORMAZIONE

PROPAGANDA MULTIETNICA E
CONTROLLO DELL’INFORMAZIONE

di Riccardo Percivaldi

bavaglio

In un’epoca di inganno universale,
dire la verità è un atto rivoluzionario
George Orwell

INTRODUZIONE

Oggigiorno l’opinione pubblica costituisce un elemento fondamentale per la stabilità del Sistema. La verità è solo quella che ci mostrano i media. Ciò che non appare in TV non esiste. Coloro che possiedono i mezzi di comunicazione possono plasmare a proprio piacimento l’immaginario collettivo delle masse, secondo quelli che sono gli interessi delle oligarchie dominanti, decidendo quali fatti mostrare, come mostrarli e quali invece omettere o manipolare.

Secondo Edward Bernays, padre della moderna propaganda: «Se si comprendono i meccanismi e i moventi propri del funzionamento dello spirito di gruppo, diviene possibile controllare e irregimentare le masse secondo i nostri voleri e senza che ne prendano coscienza […] La manipolazione cosciente e intelligente dei comportamenti organizzati e delle opinioni delle masse è un elemento importante in una società democratica. Coloro che manipolano tali meccanismi sociali formano un governo invisibile, che si configura come un vero e proprio potere dirigente del nostro paese […] Spetta alle minoranze intelligenti fare un uso continuo e sistematico della propaganda».

Oggi l’interesse fondamentale delle oligarchie dominanti è quello di imporre ai popoli europei la società multietnica attraverso le migrazioni di massa. Dato che nessun popolo accetterebbe volontariamente di farsi invadere senza opporre resistenza, è stata messa in piedi da decenni una vera e propria opera di lavaggio del cervello e di distorsione mediatica che si serve di tecniche molto sottili e raffinate in modo da presentare il fenomeno di un’invasione e dei disastri che produce come una risorsa e una prospettiva idilliaca anziché per quello che è, vale a dire un lento genocidio indolore dei popoli ospitanti, costretti a farsi invadere senza poter reagire, paralizzati dalle catene di un’accoglienza obbligatoria e imposta dall’alto, in maniera del tutto antidemocratica e secondo criteri antinazionali e autodistruttivi.

Per impedire che si diffonda un sentimento potenzialmente ostile all’immigrazione, che potrebbe compromettere la stabilità dell’ordine sociale, i media ricorrono in primo luogo ad un bombardamento senza sosta di fatti costruiti ad arte che fanno leva sulla pietà e sugli istinti umanitari – come la recente vicenda del bimbo siriano morto sulle spiagge turche[1] – in modo da narcotizzare l’opinione pubblica e piegarla all’accoglienza e, in secondo luogo, a tecniche di disinformazione per nascondere i crimini degli immigrati, come la localizzazione ed estensione delle notizie, la loro decontestualizzazione, l’uso di eufemismi, di parole magiche, di stili narrativi e di tutto ciò che permette di manipolare e distorcere il significato originale[2].

In genere, i media di regime tenderanno a dare il minor spazio possibile alle notizie riguardanti i reati commessi dagli immigrati, a riferirsi agli autori degli stessi non come immigrati ma genericamente come “giovani” o “teppisti”, a inserire accanto a una tale notizia altre che parlano di reati commessi da autoctoni per controbilanciarne l’effetto nel caso sia impossibile nascondere la nazionalità dei primi, a usare un tono e uno stile che occulti i particolari più scabrosi della vicenda e banalizzi ad esempio uno stupro di gruppo se commesso da stranieri e, infine, a far si che tutti i crimini commessi da immigrati appaiano dispersi e frammentati, in modo che non si colga l’intimo nesso che li collega fra loro.

Quest’ultima tecnica, in particolare, è quella della notizia-puzzle, per impedire al lettore una visione d’insieme che gli permetterebbe di farsi un’idea oggettiva su un fenomeno generale, come appunto quello dell’immigrazione, e trarne le debite conseguenze.

CENSURA E PROPAGANDA MULTIETNICA: LA CARTA DI ROMA

L’associazione che rieduca i giornalisti e tutti coloro che operano nel settore dell’informazione, addestrandoli all’autocensura e a queste subdole tecniche di propaganda, è la Carta di Roma, fondata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG) e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) su indicazione dell’Alto Commissariato della Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), dal cui sito leggiamo:

«Il codice deontologico, approvato ufficialmente da FNSI e CNOG fra il maggio e il giugno 2008, si è prefisso lo scopo di fornire ai giornalisti delle linee guida che facilitino un’informazione equilibrata ed esaustiva su richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti, invitando fra l’altro i giornalisti ad “adottare termini giuridicamente appropriati”, a “evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte” e “comportamenti superficiali e non corretti, che possono suscitare allarmi ingiustificati”.
La Carta prevede che i temi dell’immigrazione e dell’asilo diventino materia di formazione e di aggiornamento professionale per i giornalisti, e l’istituzione di un Osservatorio indipendente che, d’intesa con istituti universitari e di ricerca e altri organismi, sottoponga a periodico monitoraggio l’evoluzione dell’informazione su richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti.
L’UNHCR crede che questo codice deontologico possa portare ad un utilizzo corretto del linguaggio e ad un’adeguata salvaguardia di tutti coloro che hanno richiesto e ottenuto protezione in Italia, senza ledere, tuttavia, il diritto all’informazione».[3]

Non è difficile capire che dietro i pretesti dell’imparzialità, della correttezza informativa e del codice deontologico, si nasconde in realtà un tentativo di censura in perfetto stile sovietico, il quale mira a stringere il cappio dell’intolleranza attorno a chiunque proponga una versione dei fatti differente da quella confacente agli interessi dell’oligarchia dominante.

Vediamo ad esempio quali sono le “raccomandazioni” (ma sarebbe meglio dire tecniche manipolatorie) che la suddetta associazione prescrive ai giornalisti nei suoi corsi di rieducazione e propaganda, e che troviamo all’interno dell’opuscolo intitolato: “Linee-guida per l’applicazione della Carta di Roma. Strumenti di lavoro per un’informazione corretta sui temi dell’immigrazione e dell’asilo”, un vero prontuario per professionisti della disinformazione[4].

1

Questo significa che anche se gli immigrati delinquono di più degli italiani, i giornalisti sono obbligati a censurare i crimini in sovrannumero per far sembrare che il tasso di criminalità tra italiani e stranieri si equivalga. Ma per dare addirittura l’impressione che gli immigrati commettano meno reati degli italiani, nel secondo punto si prescrive appunto di ometterne la nazionalità, in modo da confondere le acque e dare un’immagine attenuata dei fatti:

2

Ma il bello viene adesso, poiché infatti di fronte alla fin troppo ovvia obiezione che queste prescrizioni raccomandano in pratica di censurare una verità solo perché scomoda, l’opuscolo risponde:

4

Il che è veramente ridicolo, dato che “censurare” e “selezionare” sono due termini che indicano la stessa operazione manipolatoria se pur da punti di vista differenti e non fa alcuna differenza ad esempio se io censuro il fatto che l’autore di un crimine è immigrato, o scrivo la notizia riportando selettivamente tutti i fatti secondari, tranne quello che voglio occultare.  Inoltre, diversamente da quanto afferma l’opuscolo, data l’alta propensione al crimine degli immigrati, capire che l’autore di un crimine è straniero è l’elemento principale che mi permetterebbe di inquadrare il fatto nella sua giusta luce e di capire il “perché è successo”.

APPLICAZIONE PRATICA DELLE TECNICHE DI DISINFORMAZIONE ANTIRAZZISTE

Ma come si applicano poi nella pratica queste tecniche? E quali sono gli effetti che producono? Sono utili o dannose alla società? Vediamo un esempio paradigmatico di come i quotidiani manipolano l’informazione secondo i criteri enunciati. Prendiamo il Corriere della Sera:

Usa: fa a pezzi l’amica e la cuoce
Un uomo in Texas ha ucciso una donna, l’ha messa sul fuoco e poi ha chiamato la polizia
TYLER (USA) – Quando gli agenti hanno bussato alla porta del 25enne americano Christopher Lee McCuin, hanno trovato il cadavere fatto a pezzi dell’amica 21enne Jana Shearer.
In una pentola sul fuoco nella cucina della madre c’era un orecchio della ragazza. La storia raccapricciante arriva dalla piccola cittadina di Tyler, 90mila abitanti, in Texas. Gli inquirenti non hanno ancora chiarito se l’uomo, accusato di omicidio, abbia anche effettivamente consumato la carne della fidanzata. Come riferisce il Dallas Morning News sarebbe stato lo stesso McCuin a chiamare sabato mattina il pronto intervento del 911. Nella telefonata, apparentemente con voce tranquilla, il ragazzo avrebbe descritto e ammesso l’atroce omicidio aggiungendo che stava cucinando in quel preciso istante la fidanzata. “Probabilmente si apprestava a mangiarla”, ha spiegato lo sceriffo di Smith County J.B. Smith.
L’OMICIDIO VENERDI’- La giovane, Jana Shearer, sarebbe stata sequestrata e uccisa nella giornata di venerdì; il suo corpo maciullato è stato rinvenuto sui sedili posteriori del furgone nel garage dell’abitazione. McCuin è accusato, inoltre, di tentato omicidio nei confronti del fidanzato della ex moglie, tuttora ricoverato in ospedale in fin di vita. L’uomo, che già in passato è stato arrestato per aggressione, si trova ora agli arresti nel carcere di Smith County[5].

Dalla notizia riportata dal Corriere si evince dunque che i personaggi della notizia sono un generico uomo e una generica donna. Solo dopo una ricerca sul web scopriamo che l’autore dell’omicidio è un negro e la vittima una ragazza bianca:

Tyler Slaying

A questo punto potremmo pensare che il Corriere applichi lo stesso criterio anche a parti invertite. Invece stranamente non è cosi. Leggiamo infatti come il quotidiano descrive un fatto ugualmente raccapricciante (che tra l’altro si sospetta sia una notizia inventata, smentita dalla stessa “vittima”) dove però gli autori sono bianchi e la vittima nera:

Ragazza nera torturata da sei bianchi
La donna ha detto alla polizia che non c’era nessuno in casa ma poco dopo si è aperta la porta e la vittima è uscita barcollando, con le braccia tese, gli occhi pesti ed evidenti ferite alle gambe, gridando “Aiutatemi!” ai poliziotti. La vittima ha raccontato alla polizia dettagli orribili sulle torture subite dai sei bianchi, compreso l’obbligo a nutrirsi di feci di cani e di ratti. I torturatori le hanno tagliato anche i capelli e l’hanno più volte pugnalata ad una gamba. I sei rapitori – che comprendono coppie madre-figlio e madre-figlia – sono in età tra i 20 ed i 49 anni ed hanno tutti dei precedenti penali (per un totale di 108 incriminazioni).
La donna ha autorizzato i media americani, che nei casi di abusi sessuali non identificano la vittima, ad usare i loro nomi perchè “questa vicenda deve essere una lezione per tutti”. La polizia di Big Creek, una cittadina a circa 50 km da Charleston (West Virginia), ha incriminato i sei bianchi per reati che vanno dal rapimento alla violenza sessuale, dagli abusi fisici ai crimini razziali[6].

Notiamo il sadico compiacimento del Corriere nel mettere in evidenza la natura razziale della notizia nel secondo caso e a ometterla nel primo. Perché ci chiediamo? Non è che dietro la tanto sbandierata correttezza informativa e i pretesti umanitari si nasconde in realtà un cinico progetto per indurre all’amore incondizionato verso gli stranieri e all’odio conto la razza bianca?

EFFETTI DELLA PROPAGANDA MULTIETNICA

In effetti la conseguenza di questa manipolazione mediatica operata dalla propaganda multietnica sembra proprio essere quella di creare un mondo fasullo, polarizzato in termini manichei, in cui l’immigrato è sempre una vittima, anche quando delinque, mentre il bianco è sempre colpevole, anche quando è lui a subire la violenza. In questo modo, però, si finisce per difendere e legittimare, con la propria omertà, gli atti più turpi, rendendosene indirettamente complici e favoreggiatori.

Prendiamo ad esempio l’atroce vicenda degli stupri etnici a Rotherham, dove grazie all’omertà della stampa e delle autorità ufficiali, che per timore di suscitare l’indignazione popolare hanno scelto di nascondere all’opinione pubblica l’etnia degli stupratori, 300 immigrati, in maggioranza asiatici, hanno potuto agire indisturbati per anni, arrivando a violentare la cifra spaventosa di 1400 bambine dal 1997 e il 2013, come ha rivelato l’Agenzia Nazionale sul Crimine (NCA)[7].

In questo caso le autorità locali hanno preferito immolare come agnelli sacrificali sull’altare del politicamente corretto 1400 bambine inglesi pur di proteggere e tutelare i diritti di una minoranza straniera, al solo scopo di tenere in piedi la menzogna della pacifica e meravigliosa società multietnica. Se qualche giornalista coraggioso avesse rotto il silenzio e avesse denunciato l’etnia degli stupratori chissà quante bambine avrebbero potuto salvarsi. Ma per gli antirazzisti il vero criminale non è l’immigrato che stupra, ma chi dà la notizia, poiché secondo loro un immigrato, anche se stupra o uccide, è comunque un essere superiore a cui va riservato un trattamento privilegiato.

Un altro esempio di come l’antirazzismo in pratica si traduca in un autorazzismo e in una forma subdola di discriminazione dei propri connazionali, è quello della recente ondata di stupri etnici in Germania.

Il sindacato di polizia tedesco e gruppi per i diritti delle donne hanno accusato le autorità di governo di nascondere e sminuire le segnalazioni di molestie, violenza sessuale e stupro che avvengono dentro e in prossimità dei centri profughi, perché “temono una reazione contro i richiedenti asilo“.
Il capo del sindacato di polizia, Rainer Wendt, ha detto di ritenere che le autorità degli Stati federali della Germania, che sono responsabili per l’alloggiamento dei richiedenti asilo, stiano sminuendo il problema delle aggressioni sulle donne.
Testuale: “E’ comprensibile che ci sia il desiderio di calmare le acque politicamente“, ha detto a Reuters, Wendt.
C’è un sacco di disinformazione e copertura in corso. Ma questo non rappresenta la realtà», ha detto.
Subito, il governo ha minacciato chi ‘parla’: «Ci sono un numero incredibile di voci riguardo a questo problema, che si sta diffondendo in maniera massiccia sulle reti sociali», ha detto il ministro degli Interni De Maiziere, durante una conferenza stampa.
«Le autorità federali stanno indagando risolutamente e spesso le voci non sono vere».
Ma Wendt ha replicato, dicendo che la polizia ha segnalato i casi ai governi statali, che hanno i propri ministri degli interni. Queste persone dovrebbero prenderne atto: «I ministri degli Interni farebbero bene a dare un’occhiata al loro report per sapere ciò che accade realmente nelle nostre strade di notte e nei rifugi». Accusa terribile. Wendt ha detto, inoltre, che un alto numero di casi non viene dichiarato, visto che le donne raramente hanno osato sporgere denuncia. [8].

Questi sono dunque gli effetti dell’antirazzismo e della propaganda multietnica che mirano a creare uno stato di terrorismo psicologico in cui le vittime dell’immigrazione temono perfino di denunciare le violenze subite per paura di essere accusate a loro volta di razzismo.

Per impedire che l’opinione pubblica venga a conoscenza di queste ingiustizie, la censura antirazzista deve quindi eliminare qualsiasi fonte alternativa di informazione indipendente che anziché adoperare il filtro del politicamente corretto per banalizzare, ammorbidire e togliere valore alla portata di un crimine commesso da immigrati, diffonda le notizie senza censure, chiamando le cose con il loro nome, come dovrebbe fare qualsiasi giornalista serio.

IL CONTROLLO TOTALITARIO DEI MEDIA, IL PARTITO DEMOCRATICO E I POTERI FORTI

Quello che più conta è rilevare che la questione del come si fa informazione è strettamente legata al problema di chi possiede i mezzi di comunicazione. La propaganda multietnica oggi imperante è infatti il riflesso del totalitarismo mondialista che pervade ogni settore della società sotto i regimi plutocratici occidentali.

La maggioranza dei mezzi di comunicazione è infatti posseduta da aziende o banche che fanno capo all’Alta finanza anglosassone. Basti notare ad esempio che nel Consiglio di Amministrazione del Corriere della Sera ci sono personaggi come John Elkan del Gruppo Bilderberg, che la Repubblica è il quotidiano di Carlo de Benedetti, anch’egli del Gruppo Bilderberg, che il Messaggero di Roma, il Mattino di Napoli, il Gazzettino di Venezia e il Nuovo Quotidiano di Puglia sono editi dalla Caltagirone Editori (Gruppo Bilderberg), che il Sole 24 Ore ha nel suo Consiglio di Amministrazione Luigi Abete, membro del Comitato Esecutivo dell’Aspen Institute Italia, che l’Unità e il Fatto Quotidiano sono praticamente i giornali del PD e che, infine, tutti i media attingono da un’unica fonte: l’ANSA, fondata da Henry Kissinger, anch’esso membro del Gruppo Biderberg, nonché massimo esponente del mondialismo[10].

Quali sono dunque gli interessi che questi gruppi difendono e di cui si fanno promotori? Per capirlo basta riportare le parole dell’ex-Presidente del Consiglio Enrico Letta, al ritorno dalla riunione del Club Bilderberg in Virginia, alla quale erano presenti anche Bernabè, Conti, Elkann e Lilli Gruber: «Dobbiamo lavorare molto sul tema privatizzazioni» mettendo nel mirino «pezzi di Eni, Enel e Finmeccanica», vale a dire svendere alla finanza anglosassone ciò che resta del patrimonio strategico del nostro Paese, politica assai appetita dalle multinazionali e che di lì a poco porterà la banca d’affari Goldman Sachs a scommettere sul PD. Leggiamo infatti da un articolo apparso sul sito del Partito Democratico e poi prontamente rimosso a causa dello scandalo suscitato[11]:

«Per le prossime elezioni Goldman Sachs scommette sul PD. Il colosso finanziario americano, a sette mesi dalle elezioni politiche italiane, ha pubblicato un report che farà rumore, nel quale si sostengono le chance di una maggioranza di centro sinistra incentrata sul PD»[12].

Il connubio tra i poteri forti dell’alta finanza e il partito democratico non deve del resto stupire. Apprendiamo infatti dal sito del Movimento Internazionale per i diritti civili che:

«Il Partito Democratico, infatti, lungi dall’essere un partito a partecipazione popolare – dove appunto la voce indipendente della sua base conti realmente qualcosa – è stato creato, cooptando ed emarginando l’autentica ala democratica, per raggiungere i fini che la sua proprietà ha deciso, e dove i dirigenti di turno sono equiparabili a dei promotori di interessi finanziari. Si tratta di quegli stessi interessi facenti capo alle più importanti famiglie bancarie del mondo (i Morgan, i Rothschild, ed altre)
La strada intrapresa dal PD è stata quella voluta da De Benedetti, ossia quella di un partito dalla marcata connotazione liberista, funzionale a quel silenzioso attentato alla Costituzione che progressivamente, nel corso dell’ultimo quarantennio, ha portato a fuoriuscire completamente dai suoi principi ispiratori: dalla centralità dell’azione di governo in economia, ad un’economia rimessa alla sola legge di mercato; dalla centralità del lavoratore e della produzione alla centralità del consumatore e del consumo. In breve, i pilastri fondanti di questo PD, di questo Partito De Benedetti, sono gli stessi che sono all’origine della crisi economica e finanziaria che ha investito il mondo.
La regia del tutto, parte dalla City di Londra, da quell’oligarchia finanziaria che riesce a far apparire dal nulla circa 2.000 miliardi di dollari per salvare il sistema bancario, ma non riesce a trovare 50 miliardi di dollari per i progetti di sviluppo nel Terzo Mondo[1]. Essa, con particolare riferimento al legame che lega la casata bancaria dei Rothschild allo speculatore George Soros, si muove in Italia con il proprio primario rappresentante, l’ing. Carlo De Benedetti, per completare quel disegno di finanziarizzazione dell’intera economia italiana avviato in Italia nel 1992. Funzionale a ciò è l’ideologia liberista, che viene fatta avanzare con la barzelletta delle liberalizzazioni, come democratica panacea ai mali d’Italia, le quali garantirebbero concorrenza, bassi prezzi e qualità.
Il problema di fondo è sostanziale e non nominale. Quali sono le idee a cui questa oligarchia si rifà? Finanziarizzazione, privatizzazione, liberalizzazione»[13].

Ma oltre a imporre una selvaggia politica neoliberista a base di privatizzazioni e svendita del patrimonio nazionale, il principale cavallo di battaglia dell’oligarchia finanziaria che ha portato al potere il PD in Italia e che persegue il progetto di de-industrializzazione e impoverimento della società italiana – funzionale alla creazione di manodopera europea a basso costo – è imporre ovunque il multiculturalismo e la società multietnica e multicriminale come ultimo termine non più superabile della civiltà umana.

Da questo punto di vista privatizzazioni e multiculturalismo sono le due facce della stessa medaglia, poiché tendono entrambe allo stesso scopo, vale a dire a distruggere la sovranità nazionale. Le privatizzazioni privano un popolo del suo proprio patrimonio strategico, l’immigrazione della propria terra.

E che il desiderio dei grandi potentati economici sia proprio la distruzione dei popoli europei attraverso la società multietnica, lo confessano candidamente anche i massimi esponenti della finanza anglosassone, come Peter Sutherland, ex-consigliere della Goldman Sachs, la banca d’affari che ha eletto il PD e piazzato i suoi uomini a Palazzo Chigi, il quale ebbe a dichiarare in un’occasione che l’Unione Europea deve fare del suo meglio per distruggere l’omogeneità dei suoi stati membri (undermine national homogeneity). Praticamente un incitamento al genocidio, che si somma ai regolari rapporti dell’ONU in cui viene subdolamente teorizzata, sotto pretesti economici, la Soluzione Finale dei popoli europei[14].

Progetto che la giunta golpista del governo Renzi sta attuando con cinica determinazione, dopo aver dato avvio alle operazioni Triton e Mare Nostrum, per raccattare 1000 africani al giorno e alloggiarli in strutture d’extralusso grazie al business dei centri d’accoglienza, i cui beneficiari sono il mondo delle cooperative rosse e cattoliche e gli albergatori ed assistenti che si occupano dell’accoglienza, come il personale del CARA di Mineo, attorno al quale gravita il bacino elettorale del ministro degli Interni Angelino Alfano.

Proprio per questa politica di sostituzione etnica, oltre per i suoi meriti nell’affossare l’economia italiana, Renzi è stato elogiato da uno dei massimi esponenti dei poteri forti, George Soros, il quale ha definito il pinocchio di Firenze l’uomo giusto per risollevare (leggi per distruggere definitivamente) l’Italia, aggiungendo senza alcuna vergogna che l’Europa, già prostrata dalla recessione e con un esercito sempre maggiore di disoccupati, ha bisogno di un milione di immigrati all’anno.[15]

A questo punto non è privo di interesse notare che:
«Circa George Soros, egli non è semplicemente uno speculatore, bensì ricopre nella politica mondiale un ruolo che sempre da più parti gli viene riconosciuto. Tra Soros, De Benedetti ed il PD italiano vi è un rapporto molto stretto, come faceva comprendere il Corriere della Sera[5] già nel 2005, con un articolo di Francesco Verderami. E’ da questo stretto legame che si può evincere l’attuale natura oligarchica, invece che democratica e repubblicana, del Partito democratico italiano»[16].

Logicamente questi personaggi e i gruppi di potere a cui appartengono non hanno interesse a ché si verifichino tensioni sociali, né certamente nel far conoscere notizie e situazioni che manifestino i pericoli e gli aspetti negativi del società multietnica o mettano in questione la sua validità. Dato che questi gruppi, come abbiamo visto, controllano la quasi totalità dell’informazione e dei media occidentali è ragionevole supporre che essi tenderanno a proporre una visione parziale della realtà riguardo a ciò che tocca direttamente i loro interessi personali.

Soros infatti è anche terzo azionista delle Coop rosse e intasca lauti profitti dal business dei centri d’accoglienza[17]. Inoltre l’organizzazione Lunaria, impegnata nel denunciare presunti casi di razzismo, fa capo direttamente all’Open Society di Soros ed è presente pure tra gli associati della Carta di Roma[18], l‘associazione che rieduca i giornalisti per fomentare il razzismo antibianco (assieme ad Arci, Acli, Amnesty International Italia, Cospe, Rete G2, Cestim, A buon diritto, Asgi, Federazione chiese evangeliche italiana, Centro Astalli, Redattore Sociale, Associazione 21 luglio, Articolo 21, Il Pettirosso).

Ma c’è una cosa ancora più interessante da mettere in evidenza, ossia che tra gli invitati permanenti della Carta di Roma, troviamo, oltre all’UNAR, anche l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) di cui ci eravamo già occupati in un articolo precedente e che il giornale francese Les Observateurs in un suo servizio aveva indicato come la vera centrale operativa che intercettava i negri sub-sahariani in Libia per spedirceli[19].

Praticamente quelli che favoriscono l’invasione e ricavano profitto dal traffico di esseri umani sono legati direttamente a quelli che fanno i corsi ai giornalisti per istruirli su quello che possono dire o non dire sugli immigrati. Che indipendenza e imparzialità ci si può mai aspettare dunque da una classe giornalistica che pur operando in buona fede viene addestrata a ripetere bovinamente i dogmi del politicamente corretto, dell’ugualitarismo e della propaganda multietnica, pena il licenziamento, l’emarginazione e la messa all’indice?

Ma ad essere ricattati e minacciati non sono solo i giornalisti che si occupano di immigrazione, ma tutti quelli che in un modo o nell’altro urtano la sensibilità dell’establishment con sede a Washington. Guardate ad esempio questo video, in cui un giornalista tedesco rivela come l’informazione in Europa sia completamente pilotata dalle centrali atlantiste attraverso la cooptazione di tutte le personalità più importanti che operano nel mondo dell‘informazione e dei media:

Si capisce allora perché di fronte a questa matrix che agisce come un filtro per impedire anche al più piccolo frammento di verità scomoda di trasparire e raggiungere l’opinione pubblica, ogni fonte d’informazione libera e indipendente che non faccia ricorso allo stesso sistema di censura staliniana diventa una potenziale minaccia da perseguitare e ridurre al silenzio.

 

NOTE
_________________________________
[1]http://www.maurizioblondet.it/e-una-manipolazione-di-troppo/

[2]http://www.laleva.cc/grandefratello/disinformazione.html

[3]http://www.unhcr.it/notizie/carta-di-roma

[4]https://www.unhcr.it/sites/53a161110b80eeaac7000002/assets/53a164ca0b80eeaac7000259/LineeGuida_CartaRoma.pdf

[5]http://www.corriere.it/esteri/08_gennaio_07/texas_uccide_cuoce_1d0072b4-bd02-11dc-9a95-0003ba99c667.shtml

[6]http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/09_Settembre/12/ragazza_nera_tortura_bianchi_settimana.shtml

[7]http://voxnews.info/2015/06/24/stupri-etnici-300-immigrati-islamici-hanno-stuprato-1-400-bambine-inglesi/

[8]http://voxnews.info/2015/10/07/ondata-di-stupri-in-germania-polizia-attacca-merkel-nasconde-crimini-dei-profughi/

http://voxnews.info/2015/09/28/ondata-di-stupri-etnici-in-germania/

[10]http://www.informarexresistere.fr/2014/12/31/vuoi-sapere-chi-controlla-la-stampa-chi-decide-che-cosa-leggerai-domani-sul-giornale-ecco-la-lista/

[11]http://frontediliberazionedaibanchieri.it/article-i-poteri-forti-e-il-partito-democratico-114920796.html

[12]http://www.qelsi.it/2012/goldman-sachs-vota-per-il-pd-e-il-partito-se-ne-vanta/

[13]http://www.movisol.org/09news015.htm

[14]http://www.bbc.co.uk/news/uk-politics-18519395

[15]http://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/soros-elogia-renzi-evuole-un-milione-di-migranti-allanno-31224/

[16]http://www.movisol.org/09news015.htm

[17]http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-03-03/soros-investe-cooperative-italiane-e-diventa-terzo-azionista-igd-154637.shtml?uuid=ABoYUN0

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-03-07/ecco-perche-soros-investe-italia-le-cooperative-rosse-105038.shtml?uuid=ABXSUQ1

[18]http://www.cartadiroma.org/chi-siamo/

[19]http://www.maurizioblondet.it/migrazioni-di-massa-e-lente-che-le-promuove/


4 Comments

  1. Art ottobre 11, 2015 4:24 pm  Rispondi

    Sono certo di aver letto che la storia della nera torturata da 6 bianchi sia una bufala, ammesso poi dalla presunta “vittima” stessa. Quando si sentono notizie simili c’è sempre da essere sospettosi ormai, vi consiglio di indagare meglio.

    • Parsifal ottobre 11, 2015 6:15 pm  Rispondi

      Che sia una bufala o meno, l’importante era mettere in evidenza come il Corriere della Sera ha trattato la notizia. Se è una bufala, allora questo non fa che rafforzare la nostra tesi.

      • Django ottobre 12, 2015 11:38 am  Rispondi

        Lo è, lo è certamente! Esattamente come quando ti parlano di crimini commessi da romeni o altri cittadini dell’est e poi scopri che al 98% sono crimini commessi da zingari, spacciati per cittadini dell’est solo perchè hanno la cittadinanza, nonostante siano razzialmente diversi! Oppure quando si parla di criminali albanesi, quei cosidetti “albanesi” sono per lo più meticci turco-arabo-zingari di religione mussulmana, e sono invasori tanto in Albania quanto da noi! Recentemente ho sentito di un “italiano” che aveva rubato rame insieme ad un marocchino in un cimitero, ho scoperto solo in seguito che si trattava pure li di uno zingaro (un sinti, credo)! Oppure quando ho letto di “aggressioni” di romeni (veri questa volta) nei contronti di immigrati negri o africani in generale, in tutti i casi è venuto fuori che sono stati gli africani ad aggredire per primi e provocare… !
        Vedete, la propaganda anti-bianca e sempre presente e colpisce TUTTI i bianchi, senza distinzione nazionale! Se vogliamo sopravvivere dobbiamo unirci e difenderci!

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