Anche questo è terzomondismo: si estingue il rinoceronte bianco settentrionale

I continui e cospicui aiuti che forniamo all’Africa da più di 60 anni, continuano ad essere foriero di danni. Uno di questi danni lo vediamo ogni giorno sulle nostre coste, grazie alla complicità di Alfano e coop.
Un altro si sta materializzando negli ultimi mesi: l’estinzione del rinoceronte bianco settentrionale.
Ne esistono oramai soltanto 5 esemplari, di cui l’unico maschio non è in grado di riprodursi.

La storia di questa specie è un buon emblema del famoso ‘effetto farfalla’, ovvero di quante conseguenze inaspettate, per via della complessità della realtà, possano avere le nostre azioni; e in pratica, di quanto le visioni miopi siano più dannose della cattiveria stessa.

Il rinoceronte bianco settentrionale viveva in pace e relativa abbondanza, fino a pochi decenni fa. L’areale di questo enorme pachiderma, in pratica l’animale terrestre di dimensioni maggiori dopo l’elefante, si collocava tra svariati paesi dell’Africa equatoriale, come Ciad, Uganda o Congo.

Poi, ‘qualcosa è cambiato’…
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Questi sono grafici che mostrano l’andamento della popolazione dei vari paesi succitati, proprio nei decenni che hanno visto perire il rinoceronte. Un incremento incredibile. In analisi matematica si parla di funzioni strettamente monotone crescenti; e in particolare qui abbiamo a che fare con delle funzioni esponenziali, in cui dunque la crescita è, per l’appunto, esponenziale.

L’estinzione del rinoceronte settentrionale è descritta primariamente da questi dati: l’aumento esponenziale della popolazione africana, rimasta poco civile ( aumento che è poi correlato con la diminuzione di pil pro-capite che l’Africa ha avuto negli ultimi anni) ha significato un aumento esponenziale del loro impatto ( nefasto) sull’ambiente.
Ha potuto fornire le premesse per un’ importante crescita del fenomeno del bracconaggio ( per appropriarsi del corno, da rivendere per essere utilizzato in strambi riti). Molto hanno fatto anche i danni derivati dalle continue guerre civili/etniche dell’Africa, più dannose dal momento che una popolazione cresce ed è molto più estesa sul territorio; e direttamente favorite dagli aiuti che, considerando come sono spesi dai governi, creano fame di ricchezze nelle tribù che non sono al potere.
Poi ci sono le deforestazioni, che vista la scarsissima produttività dell’agricoltura africana, possono rivelarsi particolarmente dannose.

E’ così che il numero di esemplari di rinoceronte settentrionale è passato dagli almeno 2.000 esemplari censiti nel 1960, ai 9 (!) censiti nel nel 2009.
In particolare, dopo il 1970 si è compiuta definitivamente l’estinzione della specie.
In 10 anni, infatti, per via del bracconaggio il numero di esemplari scese da 500 a 15!
Nel 2008 vi era già solo una piccola presenza selvatica in Congo, indebolita e messa in allarme dai conflitti civili in corso nel paese. Sotto pressione di organizzazioni per la tutela dell’ambiente, il governo congolese avviò il trasferimento dei rinoceronti del paese in una riserva naturale situata in Kenya; ma perfino durante la conseguente la cattura di rinoceronti, vi furono episodi di bracconaggio che videro perire 4 esemplari.

Con la morte negli ultimi mesi di due esemplari maschi, in particolare di Suni, che con i suoi 34 anni era giudicato ancora fertile, oggi restano solo 5 esemplari: tre nella suddetta riserva in Kenya. Ma di questi 5, l’unico maschio presente non è in grado di riprodursi. La specie è quindi, pur ancor “virtualmente”, già estinta.

Ora ci si raccapezza con improbabili incroci forzati tra specie diverse, nella speranza di fecondare una delle femmine e conservare una piccola parte del patrimonio genetico del rinoceronte settentrionale. Un ulteriore abuso sulla natura, insomma, invece di pensare alle cause primarie di quanto accaduto, e trarne delle conclusioni.

E la causa primaria sono gli aiuti che i paesi occidentali danno all’Africa, i quali, come ogni scelta buonista e xenofila, si sono rivelati un disastro: sono serviti solo ad arricchire i governicchi e le oligarchie dei vari paesi, e a provocare un’impennata della popolazione,in particolare, grazie ai fondi che riforniscono continuamente l’Africa di viveri e cure mediche. E come accennato a inizio articolo, inutile sottolineare la correlazione tra tale impennata e l’invasione in atto: perché le classi benestanti di lì sognano i paesi funzionanti dell’Europa.
Oggi, abbiamo circa 1 miliardo di africani, con popolazioni mediamente ignoranti, poco intelligenti e poco civili, ferme a visioni tribali: una grandissima gatta da pelare.

Di certo, così non si può andare avanti: senza cambiare qualcosa, tra pochi decenni avremo, seguendo le previsioni statistiche, fino a 4 miliardi e mezzo di africani, in un’Africa ancora più violenta e sottosviluppata di quella attuale. E si può solo immaginare questo quanto significherebbe in danno all’ambiente e in emigrazione ( invasione) in Europa.

E’ tempo di piantarla col folle assistenzialismo: eliminare i fondi per lo ‘sviluppo’ industriale/agricolo, che non hanno mai portato ad un tubo; se proprio si deve far sviluppare socio/economicamente i paesi sub-sahariani bisogna agire in altri modi più ragionevoli e ‘diretti’, non certo dando soldi a pioggia. Visto comunque che anche ipotetiche società africane sviluppate avrebbero inevitabili influssi sull’ambiente, bisogna poi immediatamente, perlomeno, legare ogni aiuto di sussistenza a severissimi controlli delle nascite.


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