Quote “rosa” di vergogna

In Italia esistono enormi problemi da risolvere, tuttavia la classe politica appare sempre più confusa e disorientata di fronte a questa triste realtà. Il dibattito politico è spesso legato alla moda del periodo e ruota attorno a questioni che non hanno grande rilevanza, almeno nell’attuale fase storica. Nei momenti di maggiore lucidità, i partiti si sforzano di discutere delle emergenze reali come la crisi economica e la disoccupazione che ne deriva, ma altri gravi problemi come la criminalità dilagante, il degrado crescente e la piaga immigrazione, non godono della giusta attenzione. D’altronde, provvedimenti come lo svuotacarceri e l’operazione Mare Nostrum lasciano intendere che tali situazioni siano giudicate positivamente dai governanti, tanto loro non corrono rischi. Quando, invece, la lucidità e la ragione vengono meno, ovvero quasi sempre, e a prevalere è la menzogna, i politici scatenano la  fantasia e dedicano le loro riflessioni ad emergenze inesistenti create ad arte per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi veri, probabilmente perchè non riescono o non vogliono risolverli. Anni sprecati a discutere di temi – lo ius soli tanto per fare un esempio – di cui agli italiani non interessa nulla, o di problemi in Italia quasi inesistenti come l’omofobia e il femminicidio. Gli organi di informazione ufficiali, essendo strumenti del potere, servono poi a far credere alla popolazione che tali emergenze esistano realmente.

L’inizio dell’era renziana, provocata dalle scelte di un partito che di democratico ha solo il nome, non sembra discostarsi da questa ridicola tendenza. La priorità del momento è diventata la parità di genere in politica, ovvero l’ennesima stupidaggine partorita da una classe politica di annoiati in cerca di passatempi culturali. La ragione principale della minore presenza femminile nei partiti politici e quindi nelle istituzioni,  risiede attualmente nel minor interesse che le donne hanno verso la politica. La loro presenza non può essere imposta per legge, in quanto un simile provvedimento provocherebbe una distorsione dei meccanismi di selezione della classe politica, meccanismi che dovrebbero essere legati al merito, all’onestà e alle capacità, non certo alle caratteristiche biologiche. In democrazia il cittadino vota in base alle idee del candidato, non si capisce quale rilevanza possa avere il fatto che il candidato sia maschio o femmina. Per chi scrive non ne ha alcuna. Si tratterebbe di una forzatura inaccettabile che avrebbe conseguenze negative. Facciamo un esempio: un partito fatica a trovare un numero di donne capaci o di uomini capaci che sia pari a quello dell’altro sesso; per rispettare la parità di genere sarebbe costretto a reclutare persone prive delle qualità necessarie ma che appartenendo ad un determinato sesso permetterebbero di raggiungere il numero pari imposto dalla legge. Una vera assurdità.

Adottando questo tipo di logica, inoltre, qualunque categoria umana si sentirebbe legittimata ad invocare una parità fatta su misura. Prima o poi qualcuno arriverebbe a chiedere una norma che assicuri la pari rappresentanza fra alti e bassi, magri e grassi, biondi e bruni, eterosessuali e omosessuali e via dicendo. Esempi paradossali che però rendono bene l’idea. E che dire degli immigrati? Un giorno potrebbero invocare le “quote nere”, non sentendosi adeguatamente rappresentati. Ma per loro il discorso è diverso in quanto in democrazia, essendo l’immigrazione un fenomeno in contrasto con gli interessi del popolo, non dovrebbero esserci immigrati.  Una persona di intelligenza media può rendersi facilmente conto della stupidità di questa logica, il genere sessuale e le altre differenze biologiche presenti all’interno di una determinata popolazione non dovrebbero avere alcuna rilevanza nella selezione della classe politica. Tali differenze non implicano un giudizio di superiorità o inferiorità di una categoria rispetto ad un’altra.

Ci sono mestieri, come quello dell’insegnante nelle scuole dell’infanzia ed elementari, in cui la presenza di uomini è talmente bassa da essere quasi inesistente. Il numero di donne in politica è certamente superiore.  Eppure nessuno si sogna di invocare le “quote azzurre” nelle scuole, basta il buonsenso per capire come gli uomini siano meno interessati a quel genere di attività, ed imporne la presenza per legge sarebbe altrettanto ridicolo. Per queste ragioni, la battaglia delle parlamentari donne per far inserire nella riforma della legge elettorale una norma che imponga la parità di genere, si manifesta come un’offesa all’intelligenza delle donne stesse, soprattutto di quelle che grazie alle proprie capacità hanno fatto carriera politica e che non hanno certo bisogno delle “quote rosa” per farsi valere. E’ proprio a queste donne che vogliamo rivolgere i nostri migliori auguri per la ricorrenza odierna.

 


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