Affido a coppie gay: quando il “progresso” stritola la dignità umana

Nel vortice di incompostezza a cui negli ultimi tempi siamo stati abituati, credevamo d’aver assistito a tutto il marcio che fosse attualmente sopportabile da una comunità: governanti che dileggiano chi li ha accomodati col deretano sugli scranni del Palazzo, tramite un sistema di selezione nominale scandaloso; un’oculista congolese, a capo di un improbabile ministero e che dovrebbe teoricamente “rappresentarci”, all’assalto di un’identità nazionale a suo dire d’abrogare, salvo poi scorrazzare con auto blu e scorte accluse verso i migliori centri estetici ad appannaggio dei contribuenti, ossia a spese nostre; garanti di un’immigrazione incontrollata che dilapidano l’immagine già ampiamente deturpata di una società allo sbando; condannati in Cassazione ancora in giro a smistare lezioni di pantomima, celate da un’inesistente diplomazia, in giro per l’Italia.

D’altronde, però, “al peggio non c’è mai fine”. E infatti ecco la notizia che definire inquietante sarebbe un eufemismo: a Bologna, alcuni geni, i medesimi che hanno sentenziato soltanto un paio di mesi fa quanto fosse “scorretto e denigrante” continuare a vedere in una Madre e in un Padre le figure di riferimento per un’accurata educazione familiare e civile, derubricando gli stessi a “Genitore 1” e “Genitore 2”, hanno affidato ad una coppia gay una pargola di 3 anni.

Inutile accennare che militanti o semplici sostenitori delle più turpi lobby si siano schierati al fianco di questa sbalestrata decisione, esprimendo il proprio punto di vista e prendendo posizione anche sui social network: il motivo conduttore delle scarne riflessioni dei lobotomizzati era incentrato prepotentemente sulla questione che il Papa e lo Stato Pontificio giochino un ruolo chiave e deleterio sulle scelte giurisdizionali. Asserendo che un Paese come il nostro venga manipolato e soggiogato dalle incontrollate (e talvolta esecrabili) direttive di un’istituzione internazionalmente riconosciuta come Città del Vaticano e che la stessa abbia effetti inficianti sulle dinamiche legislative del medesimo Tricolore, viene da pensare che ci sia l’intenzione di porre in essere un’aberrante antinomia Stato/Chiesa, la quale nulla ha a che spartire con il succitato problema: partendo dal presupposto che si possa essere convinti credenti ed assidui praticanti, scevri però da qualsivoglia convinzione che l’organigramma giuridico/clericale possa incarnare il faro d’eticità morale da perseguire, è esilarante anteporre il riconoscimento di un affido ai connubi omosessuali (che, nel caso non fosse chiaro, hanno effettività legale come “DICO”, ossia “coppie di fatto”) alle vere ed impellenti necessità della Nazione (crisi economica e terremoti finanziari; disoccupazione al 40%, di cui più della metà giovanile; una famiglia su 10 sotto la soglia di povertà; saturazione di una classe dirigente, che dal secondo dopoguerra ad oggi non ha saputo ghermire il proprio popolo per mezzo di una doverosa identità politica). Che poi certe tendenze vadano contro canoni naturali vigenti dall’inizio dei Tempi, è un altro paio di maniche: l’uomo e la donna (da Adamo ed Eva o dal Big Bang: fate vobis) sono stati concepiti per prolificare e prosperare, dando un seguito alle generazioni a venire; e questo, confidando che transigiate sul “bigottismo” di tale certezza, due unità appartenenti ad egual gamete non lo possono garantire.

Ben prima che ci si possa infervorare e conseguentemente accapigliare, è giusto ricordare che un’altra mente lucida come Voltaire affermasse quanto “combattere un’idea personale, magari diversa dalla altre, voglia dire essere pronti a battersi fino al prezzo della vita perché l’altrui opinione possa essere espressa liberamente”; ma è altrettanto necessario che si badi maggiormente a tenere intatti meccanismi biologici inoppugnabili, piuttosto che campare per slogan e scadere nell’abominio planetario.

A. A. D.

4 Comments

  1. Arden novembre 17, 2013 7:51 am  Rispondi

    Occorre battersi con tutti i mezzi consentiti dal dibattito civile per impedire questa contraffazione della realtà. Il sindaco di Roma, Marino, fa ridere quando afferma di non essere contrario alle adozioni gay purché ‘nell’interesse del bambino.’ Ma davvero! E quale sarebbe l’interesse del bambino? Non è certo in grado di stabilirlo, il bambino (e neppure il Marino, sembra) l’educazione serve proprio a questo, a guidare (e-ducare: condurre) il bambino decidendo per lui finché non sarà in grado lui di decidere per sé, diventando adulto.

    Quello che vediamo è che, nella società che si va delineando sulle direttive del Pensiero Unico, gli adulti sono trattati come bambini da ‘rieducare’ dal Pensiero Unico: mentre ai bambini o poco più viene consentinto (è materia di dibattito, laddove non è legge) di avere rapporti sessuali già alle soglie dell’adolescenza perché, si sostiene, ‘la maturità intellettuale e sessuale, al giorno d’oggi, si manifesta prima che nelle generazioni passate’. Vi immaginate un comitato di psicologi, che negano, come avveniva in precedenza, che l’omosessualità sia un comportamento che si può correggere e ora, affermano che la pedofilia è un orientamento/comportamento sessuale come altri e non fiatano di fronte alle proposte di ‘educare’ i bambini in età prescolare alla sessualità , con tutta una corrente di pensiero che sostiene che la ‘famiglia è il cuore della repressione sociale’, che idea possono avere dei diritti del bambino? Senza dimenticare che vi sono gay che non ritengono affatto di mettere sullo stesso piano – a proposito di uguaglianza di diritti – il diritto del bambino a vivere con una coppia di individui che lo hanno o potrebbero averlo generato da una coppia che vuole soddisafre un desiderio di ‘genitorialità’ che la natura gli ha negato (e pertanto, ricade al di fuori di quello che una legge può stabilire).

  2. Gino novembre 19, 2013 12:51 am  Rispondi

    Va bene ma non avete colto il punto, “loro” sanno che fondamentalmente l’uomo è programmabile e quindi stanno cercando di riprogrammare l’umanità a loro comodo, spingono tanto sui matrimoni perchè il passo dopo sono subito le adozioni, e quando prendi una persona fin da piccola la puoi riprogrammare a tuo comodo senza resistenze.

    Il passo ancora dopo è pedofilia legalizzata insieme ad altre pratiche sessuali estreme e chiaramente devianti

  3. Double Axe novembre 22, 2013 9:10 pm  Rispondi

    Proprio oggi ho sentito alla radio (premetto che mi trovo in U.K.) uno spot per le famiglie affidatarie. Ebbene, accolgono anche le coppie omosessuali!..Inutile dirvi che tale pubblicita’ mi ha rovinato la giornata.

  4. Meri dicembre 12, 2013 3:12 pm  Rispondi

    Di solito sono pienamente d’accordo con quello che leggo su questo blog. Tuttavia adesso non mi ci trovo proprio. Quando sento parlare di affidamento a coppie gay (uomini e donne) penso a quei bambini che per qualche motivo non hanno un genitore. Essi crescono con una figura genitoriale soltanto, madre o padre che sia. Quindi che differenza c’è con i gay? Non capisco perché tanti pensino che gli omosessuali siano dei depravati. Sono persone con un orientamento sessuale diverso. Non è una perversione o un feticcio. I bambini non diventano gay se cresciuti da una coppia omosessuale. Non capisco anche quelli che affermano che potrebbe essere un trauma psicologico per i bambini vedere i genitori gay. Ma scusate, secondo voi i genitori gay si mettono a scopare o a limonare davanti ai figli? No, come ogni genitore. E cosa cambia la scritta genitore 1 e 2? già quando andavo alle elementari io c’era questa denominazione. Vi sentite svirilizzati o meno donne se mettete il vostro nome vicino a Genitore?

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