Diritti dei lavoratori e immigrazione: inconciliabili

Il bilancio del crollo di un edificio di otto piani a Dacca, capitale del Bangladesh, continua ad aggravarsi.

L’ultimo dato diffuso parla di 304 vittime, numero in continuo aggiornamento.

A due giorni dalla tragedia si continuano a cercare i superstiti. Secondo il responsabile nazionale dei vigili del fuoco, Ahmed Alì, 54 persone sono state recuperate vive nella notte. Nell’edificio si trovavano circa tremila persone, impiegate in cinque aziende di abbigliamento per l’esportazione.

Le autorità non hanno perso del tutto speranze di ritrovare qualcuno ancora in vita. I lavori, che proseguono freneticamente, sono stati bloccati nella notte dal propagarsi di un incendio. Sotto le macerie del Rana Plaza, di cui si stava alzando un nono piano, rimangono però molti lavoratori. Secondo l’Ansa sarebbero tra le 300 e le 400 – intorno alle 11 – le persone ancora sotto i resti del palazzo.

A Gazipur, città a nord di Dacca, centinaia di persone sono scese in strada, chiedendo l’arresto e la messa a morte dei proprietari dei laboratori che si trovavano nell’edificio crollato. La polizia è ricorsa all’uso dei lacrimogeni e di proiettili in gomma. Le fabbriche sono state prese d’assalto, occupate le strade.

HRW: “Lavoratori non tutelati”
Human Rights Watch, occupazione che si occupa di diritti umani, ha chiesto alle autorità di trarre spunto da questa tragedia per intervenire velocemente sulla tutela dei lavoratori, che in Bangladesh viene spesso messa in secondo piano.

In un comunicato comparso sul suo sito internet ha definito “prevedibili” tragedie con un numero così alto di vittime, data la situazione di uno Stato dove “l’industria paga i salari più bassi al mondo, ma non ha la decenza di assicurare la sicurezza di chi lavora per vestire mezzo mondo”.

Un operaio – scrive Human Rights Watch – in Bangladesh riceve 28 euro al mese. I distretti industriali ospitano circa 100mila azienda, che spetto non rispettano le tutele per i lavoratori. I sindacati sono spesso ostacolati.

E noi stiamo importando queste persone in Italia. Con tutte le loro “abitudini” e comportamenti.
Se i Sindacati non vogliono trovarsi in Banglitalia tra pochi anni, sarebbe ora che chiedessero il blocco dell’immigrazione e il ritorno ad epoche più ragionevoli di dazi doganali. Altrimenti è inevitabile che questo tipo di concorrenza generi una “cinesizzazione” del sistema produttivo italiano, per un motivo molto semplice: o ti adegui alle loro condizioni di lavoro, o non lavori. E’ inevitabile che ciò accada quando lasci che sia solo il mercato a decidere. E il mercato è molto “efficiente”, termine che non ha nulla a che vedere con “buono” o “giusto”: è efficiente, almeno a breve termine, spostare la produzione dove costa meno e dove ci sono zero vincoli ambientali e di sicurezza sul lavoro.

Diritti dei lavoratori e immigrazione/globalizzazione non possono convivere. Il fatto che i sindacati se ne freghino evidenzia come non siano più, organizzazioni di lavoratori, ma associazioni di burocrati autoreferenziali.


5 Comments

  1. Stefano aprile 26, 2013 4:12 pm  Rispondi

    I sindacati non si sentono mai quando si parla di migranti, se non per incentivarne le assunzioni. Esistono “zolle d’Italia”, come l’area pratese, dove ancora viene praticata la schiavitù da parte di cinesi senza scrupoli (persone legate ai macchinari 15 e più ore al giorno per 10 euro al giorno) ma questo ai “progressisti” non interessa affatto. Ora leggiamo che in Bangladesh un operaio guadagna 28 euro al mese. Come pensare che, giunto in Italia, non faccia salti di gioia di fronte ad una generosissima offerta di 400 euro al mese per lavorare 12 ore al giorno compresi i festivi? Ecco, lavoratore italiano, se accetti uno stipendio di 399 euro al mese, ti assumo…

  2. Adelmanno aprile 26, 2013 8:54 pm  Rispondi

    E il problema più grave, sig. Stefano è questo:

    ipotizziamo che i cinesi si moltiplichino a dismisura in Italia (cosa assai sicura in futuro)… dunque, se essi riducono in schiavitù i propri simili, che diamine di trattamento si pensa che potranno riservare a noi bianchi, i diversi!?!?!?!?!?!?!?

  3. Antonella aprile 27, 2013 4:18 pm  Rispondi

    si infatti lo scopo è proprio questo, ridurre noi italiani ad accettare paghe da fame. Ringraziamo sentitamente gli industriali che hanno voluto questo e i nostri cari politici che hanno accettato il diktat senza battere ciglio. Adesso che di lavoro non ce n’è piu per nessuno vorrei sapere dove andranno i cari farabutti di cui sopra a vendere i loro prodotti visto che noi italiani non possiamo permetterci piu di acquistare nulla di superfluo e i loro cari immigrati non spendono un cent . che credevano ? esiste sempre il risvolto della medaglia

    • LIBICUS aprile 28, 2013 10:18 am  Rispondi

      Nessuna preoccupazione cara Antonella, i ‘farabutti’ non venderanno più i loro schifosi prodotti ai beoti Italiani che vogliono ‘risparmiare’ comprando le porcherie made in China o in Bangladesh, ma si ricicleranno andando ad arruolarsi nella malavita come manovalanza delle criminalità organizzate nazionali ed internazionali e continueranno a rubare, stuprare , assalire i cittadini italiani , mendicare, prostituire le loro donne , spacciare droga . Poi se ci saranno reazioni da parte nostra ci accuseranno come al solito di RAZZISMO!!!

  4. Werner aprile 29, 2013 12:11 pm  Rispondi

    I sindacati sono tutti collusi con la politica, e di conseguenza anche loro sono servi dei Poteri forti internazionali, quindi sul menefreghismo dei sindacati non mi stupirei.

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