La “purezza” conta, ma non si dice

Trascorsi cinque anni da Brunellopoli, il vice presidente del Consorzio Donatella Cinelli Colombini è volata negli Stati Uniti per dare l’annuncio: «Abbiamo le prove scientifiche, possiamo dimostrare che non esiste Brunello taroccato». È il risultato di una ricerca di 5 anni condotta dalla Fondazione Mach di San Michele all’Adige («il laboratorio più all’avanguardia d’Italia»). Lo studio è stato presentato al Ttb (Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau) di Washington. «Abbiamo acquistato 180 campioni di Brunello dell’annata 2007 — racconta il presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci — e li abbiamo fatti analizzare. Il risultato: contengono tutti Sangiovese al 100%, come impone il disciplinare. L’abbiamo spiegato subito agli americani, perché è fondamentale avere la fiducia di quel mercato dopo quello che è accaduto in passato».

«È stato usato il metodo degli antociani acilati — spiega Fulvio Mattivi, dirigente della Fondazione Mach —. Sono i pigmenti che colorano di rosso il vino. Abbiamo vinificato 3 annate qui, da 20 zone di Montalcino, poi abbiamo analizzato altre 3 annate di vino in commercio, cercando 90 componenti con un metodo messo a punto da noi. È la prima volta al mondo in cui una zona vinicola chiede le prove scientifiche per garantire tutto il suo prodotto».Nel 2008 la Finanza scoprì che alcune aziende aggiungevano altri vini al Sangiovese per ammorbidire il gusto. Bottiglie sequestrate, inchiesta, patteggiamenti. Il fantasma di Brunellopoli è tornato ad agitarsi da qualche giorno dopo le dichiarazioni al
Corriere
di Gianfranco Soldera, patron di Case Basse. Parlando del sabotaggio subìto a dicembre (con la perdita di più di 600 ettolitri di vino), Soldera ha spiegato la sua frattura con il Consorzio. Ha accusato il Consorzio di avergli «proposto una truffa» offrendo il Brunello della solidarietà; ha attaccato chi «ha moltiplicato le vigne»; ha criticato «la mancanza di ricerche scientifiche sul vitigno». Ora Bindocci replica. Le ricerche: «L’idea delle analisi del Dna per verificare la purezza del Brunello, proposta da Soldera, è impraticabile. Con lo studio sugli antociani abbiamo dimostrato la correttezza del nostro lavoro». La solidarietà: «Volevamo regalargli vino per aiutarlo come si fa tra colleghi in campagna. Ha rifiutato. Ora spuntano altre sue bottiglie, sembra il miracolo delle Nozze di Cana». Le troppe vigne: «Vero in parte, ma è stata una decisione politica, per dare un reddito ai contadini che fino a qualche decennio fa erano poveri, prima del benessere arrivato grazie al Brunello».Bindocci, 58 anni, enologo dell’azienda Il Poggione, lavora a Montalcino dal 1976. Si definisce «un contadino». Dal giugno scorso è presidente del Consorzio, 250 soci. «Molti — dice — vogliono dare un seguito giudiziario alle parole di Soldera. Si era già attirato critiche parlando di mafia a Montalcino dopo quanto è accaduto nella sua cantina. Adesso ha esagerato».
Soldera ha sostenuto di aver rotto «perché non c’è più feeling con chi comanda nel Consorzio». «È stato un colpo a freddo — commenta Bindocci — non c’erano motivi di scontro e non ci sono congiure contro di lui. Soldera mi piaceva di più quando veniva al Consorzio e faceva le sue battaglie. Sul mantenimento della regola del Sangiovese in purezza ci siamo battuti in tanti, grandi e piccoli, non solo lui. Alla fine l’assemblea ha votato, il 99% ha bloccato l’idea di nuove regole. L’assemblea è sovrana, non è buona quando ti dà ragione e cattiva quando ti vota contro. È la democrazia e va rispettata» http://divini.corriere.it/2013/03/30/e-gli-scienziati-dissero-il-brunello-e-puro/

Insomma, il Brunello è puro. E non si può non mettere in evidenza la schizofrenia di chi come i media festeggia la purezza di un prodotto vinicolo, e nel contempo lavora per l’imbastardimento della popolazione che dovrebbe produrlo. E’ un qualcosa di profondamente demenziale.

Se è importante che vino, pasta e l’agroalimentare siano “100% italiano” – e lo è -, a maggior ragione è importante che gli Italiani siano 100% Italiani. O è più importante una bottiglia di vino e una forma di formaggio dell’identità di un popolo?

Il problema è che, in settori dove chi scrive non “annusa” il pericolo di incappare nell’accusa di “razzismo”, non vale quell’autocensura che vale normalmente, e viene fuori quello che è il vero pensiero, quello inconscio. E il pensiero profondo di chiunque, quando non deviato dal politicamente corretto, è ovviamente per la protezione della “purezza”.

E magari, gli stessi che scrivono estasiati sulla purezza del Brunello, e gridano alla protezione del made in italy agroalimentare dall’invasione estera, sono poi quelli a favore della cittadinanza agli immigrati.

E tanto per anticipare i soliti fanatici dell’antirazzismo: essere per la “purezza”, non significa eliminare gli altri. Significa proteggere se stessi. Esattamente come essere per il “brunello 100%” non vuol dire invadere la Francia e bruciare i vigneti della Borgogna.


1 comment

  1. Werner marzo 31, 2013 12:23 am  Rispondi

    “E tanto per anticipare i soliti fanatici dell’antirazzismo: essere per la “purezza”, non significa eliminare gli altri. Significa proteggere se stessi. Esattamente come essere per il “brunello 100%” non vuol dire invadere la Francia e bruciare i vigneti della Borgogna. “: condivido quest’ultima affermazione, il mondo è bello perchè vario.

    Comunque, sì è vero, tutti nazionalisti su temi meno importanti, ma quando si tratta di immigrazione, tutti a favore dell’invasione di arabi, negri, zingari e feccia varia.

    Inoltre a questi stessi cretini andrebbe detto una cosa: se facciamo estinguere gli italiani come verranno tramandate in futuro le nostre tradizioni culinarie e agroalimentari? Se continuiamo così, la pasta verrà sostituita come piatto nazionale dal cous cous.

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