Resoconto tragicomico di una serata a Milano

Un ragazzo ci invia la cronaca del percorso di guerra che si deve fare per arrivare a Milano. E’ un resoconto a cavallo tra il tragico e il comico – ovviamente una triste comicità – che rende bene l’idea di una città allo sbando. E’ la Milano al tempo dell’immigrazione.

Vi è ma capitato di andare una sera di un fine settimana a Milano? Tratta ferroviaria Torino-Milano, si sale ore 18.00 libro in mano, cuffiette con musica a palla, ci aspettano 60 movimentatissimi minuti di viaggio. Ti siedi, fai un fagotto col giubbetto per poggiare la testa, t’accocoli speranzoso di un riposino, il treno parte. Cullato dal dondolio del vagone chiudi gli occhi, dormi qualche minuto quando dal nulla ti senti circondato da suoni strani, intontito dall’abbiocco pensi di vivere un’esperienza extraterrena, voci dall’aldilà sembrano chiedere ad alta voce la remissione dei peccati in una lingua a te sconosciuta, apri gli occhi scrolli la testa, ti guardi intorno e non vedi sacerdoti o fedeli in adorazione: a pochi metri da te, due o tre file più avanti, una donna, di cui una metà sporge dal sedile, sta teneramente parlando al telefono in vivavoce usando un idioma a te incomprensibile..

Ancora frastornato dallo starnazzare di tale femmina, scoraggiato da cotanta inciviltà decidi di accendere il lettorino mp3 per contentar gli orecchi, che pietosamente chiedon ristoro. Indossate le cuffiette, scegli la lista dei brani, premi play e aspetti che parta la musica, interminabili secondi, conti: “1,2,3,4,5.. perchè sento ancora urlare?” Cominci a smanettare il riproduttore sonoro, giocherelli con lo spinotto, inscenando una specie di giochino sessuale tre lo stesso e la sua lecita sede, niente parla troppo forte non ti fa sentire nulla. Disilluso e amareggiato, troppo educato per andare a far presente alla nordafricana che ha rotto i coglioni, non puoi fare altro che sperare scenda alla prima fermata, speranza che non viene disattesa.. Pochi minuti in stazione, forse 4-5, ti stiracchi, ti rimetti comodo, contento di poter godere in tranquillità della nuova posizione, con la coda dell’occhio vedi passar di fianco una minuta creatura baffuta dal colorito verdognolo, pensi ad un Gremlins quando ad un tratto l’occhio ti cade sul sedile di fianco e scorgi un rettangolino rosso che recita: “Sono povera ho 4 figli e non mangiamo da una settimana”; alzi lo sguardo per trovarti un omino dal ventre gonfio d’alcool, che, fottendosene dell’incongrua relazione tra il suo sesso e la richiesta presentata sul biglietto da visita, ti porge la “pargoletta mano” bofonchiando qualcosa simile “prego ho fame” con tono affatto bonario, intimidatorio e insistente. Colto da un senso di umano bisogno di incazzarti, dato il palese tentativo di ESTORSIONE, democraticamente rispondi :”si mangia prima di bere, levati dai coglioni”. Ultimi chilometri alla metropoli padana! L’altoparlante annuncia l’ingresso in una delle opere architettoniche piu’ imponenti, nonché di rilevanza storica del nostro splendido Paese. Si scende!

Direzione ingresso metropolitana. Passato il piano binari, vieni subito fermato da un giovinotto mingherlino che gentilmente ti chiede “tuttapposto amigo? tuttapposto, serve una mano?” Tanto gentilmente declini l’offerta ambigua , quanto furiosamente vieni mandato a fanculo. Seguono: vendita di ombrelli, giocattoli accendini e fazzoletti. Ultimi metri, scale mobili, arrivi all’ingresso dell’area Metro. Trovi una decina di automatici per fare il biglietto ed accedere alla sotterranea. Davanti ognuno di questi è piazzato un omaccione dai lineamenti non mediterranei, il quale non appena intuisce la tua volontà di usare l’automatico, comincia a giostrare con la consolle della macchina al posto tuo, dicendoti “cosa serve, dove vai? FACCIO IO!” “Quanta umanità nei nostri fratelli rom”, diresti! “Maledetti razzisti che li vogliono fuori dall’Italia!” Finita l’operazione, sottratto il biglietto senti “dai me resto”. Per evitare di dovergli rompere la faccia, ovviamente per non stare appresso a denunce e robe varie, fai l’indiano e li spiazzi: se madre natura t’ha fatto dono di un carattere forte, riesci a evitare l’estorsione, altrimenti il reato va fino in fondo, ovviamente se sei una donna sola o un turista devi pagare. Come compagna l’adrenalina, che tenta di trasformarti nell’incredibile Hulk, ti dirigi ai binari: linea Gialla, meta Piazza Duomo.

Salito a bordo, assunta la posizione anti-borseggio, ti guardi attorno e vedi il resto degli occupanti la carrozza aprirsi a ventaglio, quasi come una scena da thriller quando dall’erba viene fuori la belva e sbrana tutti, si fanno spazio due sorridenti rom, uno in qualità di musicista con fisarmonica, l’altro munito di bicchiere in plastica che si occupa della cassa, anche loro insistenti come un cavallo alla vista di una giumenta in calore. Memore della cronaca quotidiana, la quale denuncia spesso condanne per “eccesso di legittima difesa” , stringi i denti e arrivi finalmente alla tanto desiderata, nonché sudata, destinazione! Ti aggreghi al tuo gruppetto.

Aspettando i soliti ritardatari vieni subito circondato da piccoletti che, con grande perizia ed assoluta precisione, ti lanciano addosso una specie di starlight da pesca versione custom con tanto di elica e fune di vincolo, genere paracadutismo. Infastidito, proponi al resto del gruppo di girare a zonzo per fuggire alle iene senegalesi che, comunque, continuano a seguirvi vedendovi come uno gnu malaticcio in fin di vita, facile pasto. Arrivano tutti, si chiacchiera si passeggia, riesci finalmente a restare in disparte con un’amica… ed arriva lui! Anzi non lui, loro! Uno stormo di personcine provenienti dall’equatore che agitano mazzi di rose come fossero lame affilate in mano ad un circense! Sei completamente accerchiato, ogni 4 passi vieni importunato, fino a quando i modi, l’atteggiamento sprezzante e l’arroganza del “tanto non mi puoi fare niente” si trasformano in molestia o violenza sulla tua compagna. Sei costretto a dimenticare l’educazione, la tolleranza, il rispetto che ci ha insegnato Cristo, il timore di guai con la giustizia. L’unica cosa che ti importa è garantire alla persona che sta con te una serata tranquilla. Il tutto con decine di telecamere che osservano e i vigili urbani a 50 metri intenti a guardare le turiste svedesi.

Lettera Firmata


6 Comments

  1. Marcello Sanna marzo 3, 2013 2:48 am  Rispondi

    Tutto vero: confermo.
    Specialmente la scena del babbuino con la fisarmonica.
    Un disastro !

  2. umby marzo 3, 2013 9:46 am  Rispondi

    Che tristezza! povera Milano….

  3. FN marzo 3, 2013 9:57 am  Rispondi

    Bellissimo articolo, purtroppo è tutto vero. Anche a Roma è così…roba da pazzi.

  4. Albi marzo 3, 2013 10:57 am  Rispondi

    Bel resoconto . Purtroppo è la realtà

  5. Werner marzo 3, 2013 2:07 pm  Rispondi

    Le nostre metropoli sono praticamente infestate, e tutto questo grazie all’immigrazione di elementi che, invece di civilizzarsi hanno invece portato il degrado delle loro zone.

    Milano, Roma e Torino sono le più infestate da questa marmaglia zingara, maghrebina e negra.

  6. Cl@udio marzo 9, 2013 11:20 am  Rispondi

    Anche il tragitto dalla stazione di Torino Porta Nuova al centro non è diverso… zingari, marocchini, neri, romeni,…. ma non è SOLO questione di colore della pelle: non mancano anche tossici nostrani …. e vigili urbani al bar.

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