L’omosessualità è “epi-genetica”: profonde implicazioni morali

Un gruppo di scienziati può aver finalmente risolto il dilemma sull’origine dell’omosessualità: perché una persona è gay e se, e come,  questo comportamento viene trasmesso per via ereditaria dai genitori ai figli.

Il dubbio su come l’omosessualità sia sopravvissuta alla propria debolezza evolutiva – i gay non riproducendosi non mandano avanti il proprio corredo genetico, e anche tenendo conto di un comportamento di mimetizzazione sociale non in modo sufficiente – arrovella gli scienziati evoluzionisti da tempo immemore.

In breve: secondo la teoria dell’evoluzione, se l’omosessualità fosse un tratto genetico, oggi non dovrebbero esistere gay. Un’altra evidenza in contrasto con l’omosessualità come eredità “genetica”, è che ci sono molte coppie di gemelli identici che hanno sessualità differenti, e questo sarebbe impossibile se l’omosessualità fosse dovuta al Dna.

Ma allora l’omosessaulità – non solo in campo umano ma anche animale – se non è “genetica”,  perché contrasterebbe con la teoria dell’evoluzione, da cosa dipende?

Secondo uno studio condotto dal Working Group on Intragenomic Conflict del National Institute for Mathematical and Biological Synthesis (NIMBioS) – pubblicato sulla rivista “The Quarterly Review of Biology” – i fattori che “causano” questa ereditarietà sarebbero epigenetici e non genetici, ossia fattori ereditabili che non riguardano però direttamente i geni, bensì le modalità della loro espressione che dipendono da fattori “epi-genetici”. Per la precisione, i ricercatori hanno focalizzato l’attenzione su alcuni  marcatori epigenetici, temporaneamente presenti nel corso dello sviluppo dell’embrione e del feto.

Mentre i geni costituiscono sistemi di istruzione per la produzione di proteine – sono il nostro hardware – i fattori epigenetici dicono in quali tessuti e in quale momento vanno espressi i geni. I marcatori studiati da Sergey Gavrilets e colleghi sono quelli specifici per il sesso prodotti nelle prime fasi di sviluppo dell’embrione e destinati a regolare la sensibilità delle cellule alle variazioni dei livelli degli ormoni sessuali nel corso del successivo sviluppo del feto.

Secondo il modello matematico concepito dagli studiosi, questi fattori epigenetici esistono perché evolutivamente vantaggiosi per i genitori. Proteggono il padre dalla sotto-esposizione al testosterone e la madre da una sovra-esposizione allo stesso ormone durante la gestazione, e vengono poi cancellati ad ogni generazione; in qualche caso però la cancellazione non avviene e questi fattori finiscono per interferire con l’azione di quelli prodotti dallo stesso embrione: l’effetto collaterale indesiderato è l’omosessualità dei figli. Gli stessi epi-geni che hanno protetto il padre dalla “sotto-esposizione” al testosterone, finiscono per causare una “mascolinizzazione” della figlia femmina e a parti rovesciate quelli che hanno protetto la madre dall’eccesso di ormoni maschili, finiscono per provocare la “femminilizzazione” del figlio maschio.

Quindi in un certo senso, l’omosessualità di un individuo dipende al genitore del sesso opposto. Non come eredità genetica per quello scritto in precedenza, ma per il “malfunzionamento” di un meccanismo di controllo ormonale.

Questo spiegherebbe anche il fatto che l’omosessualità in chi ne è colpito, non è una tendenza così “chiara”, “binaria”, ma più sfumata. Come ci si aspetterebbe se fosse dipendente dall’esposizione a una dose più o meno forte di un ormone.

In pratica, la presenza di marcatori che impediscono che un feto di sesso femminile subisca una mascolinizzazione se i livelli di testosterone sono troppo alti o una femminilizzazione del maschio nel caso opposto,  in certi casi vengono passati dal genitore di sesso opposto al bambino, e finiscono per interferire con quelli propri del feto andando a causare l’omosessualità. i

Fino ad oggi si confrontavano due visioni opposte: quella del gay come geneticamente tale, e quella del gay come malato mentale. Se questa ricerca trovasse conferma, sarebbero profonde le implicazioni dal punto di vista morale – e dobbiamo dire che dà una spiegazione molto elegante del problema – si dovrebbero infatti trarre alcune considerazioni interessanti: se l’omosessualità non è genetica,  perché non è scritta nel nostro Dna, significa che non è “naturale” ma piuttosto l’effetto secondario di uno dei tanti “errori di natura”.  E se non è naturale ma dipende da un errore di natura, allora cade l’idea che sia un comportamento legittimato dalla propria “naturalità” ad essere parte integrante della società. Diviene invece qualcosa da “evitare che accada” come una qualsiasi patologia pre-natale.

Al tempo stesso non è neanche una scelta, perché comunque dipendente da fattori pre-natali, quindi l’omosessualità non come “scelta di vita”, ma come vera e propria patologia della quale l’omosessuale stesso non è responsabile. Più di quanto può esserlo un individuo affetto da qualsiasi altra malattia.

Cadrebbe anche la teoria dell’omosessualità come “malattia psichiatrica” da curare, perché deriverebbe da “errori” totalmente “biologici” e non puramente mentali.

La domanda finale è questa: nel caso in cui si arrivasse ad individuare in modo esatto il meccanismo attraverso il quale i fattori epigenetici del padre/madre vanno ad interferire con quelli della figlia/figlio,  e quindi si fosse in grado di eliminarne gli effetti che causano l’omosessualità, farlo o non farlo? La risposta è per noi ovvia.

 


3 Comments

  1. Werner dicembre 20, 2012 12:58 pm  Rispondi

    L’omosessualità non può essere una cosa genetica, perchè pure loro nascono dall’unione tra un uomo e una donna, e da quest’ultima vengono partoriti.

    Semmai è una cosa congenita, più o meno come la sindrome di Down, dove vi sono evidenti alterazioni o anomalie nel gene di chi nasce in quella condizione.

  2. Identità.com » Minoranze “iperattive”: gli omosessuali febbraio 10, 2013 11:09 pm  Rispondi

    […] Gli omosessuali – comprendendo nel gruppo anche altri disordini sessuali come il transessualismo e il travestismo – rappresentano circa il 2/3 per cento di una società, con minime variazioni tra paesi. La natura di questo disordine è ancora dibattuta, ma sembra ormai quasi certo sia di origine epigenetica . […]

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