Spagna, fine dei privilegi per i clandestini

Il premier spagnolo Mariano Rajoy indica la strada da seguire

 A partire da settembre gli immigrati clandestini non potranno più gravare, in modo parassitario, sul sistema sanitario spagnolo.

MADRID – Dal 1 settembre sarà soppressa in Spagna l’assistenza sanitaria gratuita agli immigrati irregolari, ma cinque regioni dove non governa il Partito Popolare hanno già annunciato che non applicheranno la misura approvata dall’esecutivo. L’eliminazione della tessera sanitaria per l’assistenza di base agli immigrati senza permesso di residenza o lavoro, stimati in 150.000 persone, è stata decisa dal governo di Mariano Rajoy (PP) ad aprile, col decreto per i tagli di 10 miliardi della spesa destinata a sanità e istruzione. Nelle 5 comunità autonome ribelli – Andalusia, Asturie e Paesi Baschi, governate dal Psoe, Canarie (Coaliccion Canaria e Psoe), e Catalogna (Convergencia i Union) – risiede almeno la metà degli stranieri colpiti dal provvedimento. Nelle ultime settimane, il ministero della Sanità ha assicurato che l’assistenza sanitaria pubblica non verrà sospesa ai minori, alle donne in stato di gravidanza e agli ammalati cronici.
Tuttavia, per questi ultimi, sarà trasferita la fattura dei costi delle cure ai rispettivi paesi d’origine. Gli immigrati irregolari che vorranno conservare il diritto all’assistenza sanitaria pubblica dovranno versare una quota annuale di 710,49 euro, che arriva a 1.864,80 euro nel caso dei maggiori di 65 anni, stando alla bozza della proposta inviata dal ministero alle regioni. Una quantità che equivale al doppio o al triplo delle assicurazioni sanitarie private, secondo quanto hanno rilevato numerose associazioni per la difesa dei diritti degli immigrati, che denunciano una violazione del principio di uguaglianza fra i cittadini. E stimano in oltre mezzo milione il numero di stranieri che perderà l’assistenza sanitaria, dal momento che attualmente 578.712 immigrati figurano nelle statistiche ufficiali residenti in Spagna senza autorizzazione, secondo le verifiche incrociate dei dati delle anagrafi comunali con quelli dei permessi di residenza. Un migliaio di medici di base ha sottoscritto un appello in Internet all’obiezione di coscienza, per non sospendere le cure agli immigrati.
I governi delle autonomie che si oppongno alla misura stanno verificando in questi giorni come poter continuare ad offrire l’assistenza medica gratuita dopo il 1 settembre, data dell’entrata in vigore del decreto. Stando a quanto riferisce oggi El Pais, il governo della Catalogna renderà note le sue decisioni durante l’ultima settimana di agosto; mentre fonti della giunta dell’Andalusia non escludono un ricorso alla Corte Costituzionale contro il provvedimento del governo, sostenendo che viola lo Statuto di autonomia della regione. Anche il governo basco, che in base al proprio Statuto di autonomia ha completa autonomia in materia di servizi e assistenza sociale, sta ultimando un proprio ricorso alla Corte Costituzionale.

Anche dalla Spagna giungono segnali di speranza per i popoli europei. Nonostante l’ostruzionismo chiaramente ideologico, che speriamo fallisca miseramente, di alcune regioni, il governo Rajoy sembra voler intraprendere un nuova strada. Si cerca di limitare i privilegi di cui godono i clandestini, i quali, pur non avendo mai contribuito alla creazione del sistema sociale, assistenziale e sanitario, godono dei benefici di esso. Si comportano come parassiti, sottraggono risorse alla società che li ospita, succhiano la linfa vitale, indeboliscono e ingolfano il sitema sanitario che gli autoctoni, con il sacrificio di numerose generazioni, hanno creato. Tutto ciò, in una fase di crisi come questa, non è più tollerabile ed ecco dunque la scelta di Mariano Rajoy e del suo governo. Scelta coraggiosa, da ammirare e se possibile da imitare. I clandestini vanno semplicemente espulsi, è immorale consentire loro di vivere da parassiti del sistema. L’idea, poi, di addebitare le spese sostenute per curare alcune categorie (minori, donne incinta e malati cronici) ai paesi d’origine, è tanto semplice quanto geniale.

Certo, in Spagna, la situazione è difficile per tutti. La disoccupazione è al 25%, la crisi si fa sentire in tutta la società. Le politiche folli dell’Unione Europea, disposta ad affamare i popoli pur di salvare l’euro, impongono tagli in tutti i settori. Abbiamo assistito alle clamorose proteste dei vigili del fuoco, e di tanti altri comparti colpiti dai sacrifici imposti dall’alto. Ma almeno gli spagnoli, a differenza degli italiani, non si sentiranno discriminati a casa loro. Non assisteranno ai continui aumenti di tasse e al contemporaneo mantenimento dei privilegi degli stranieri. Tagli per gli spagnoli e tagli per gli immigrati, una scelta equilibrata.

Anche per la Spagna vale lo stesso discorso fatto per la Grecia, la crisi economica porta in dote il cambiamento, l’abbandono del buonismo controproducente e del politicamente corretto. Ci sono delle resistenze da parte di certe istituzioni locali, e da parte di alcuni medici dall’animo sensibile; non vi è ancora quell’unità patriottica che invece sta caratterizzando il popolo e le istituzioni in Grecia, ma il segnale è comunque incoraggiante. La strada, anche in questo caso, è tracciata. La speranza è che, prima o poi, questa ventata di cambiamento possa riguardare anche l’Italia. Tutti gli italiani che amano la propria terra si preparino, ora tocca a noi.

 


4 Comments

  1. Anna Marsigli maggio 16, 2013 7:21 am  Rispondi

    Una saggia decisione dettata da un’emergenza che richiede interventi risolutivi e moralizzatori nell’interesse e per il bene dei paesi ospitanti. Un esempio da seguire anche in Italia

  2. Dragonero maggio 7, 2014 11:19 pm  Rispondi

    Un’altra bellissima notizia!

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