Francia, il falso mito dell’integrazione

Nella foto: "nuovi francesi" mettono a ferro e fuoco le città

 

PARIGI – Come vivono il matrimonio e la convivenza i giovani francesi nati da genitori maghrebini immigrati in Francia: e’ questo il tema di uno studio portato avanti da due sociologhe transalpine, Beate Collet, docente alla Sorbona di Parigi, e Emanuelle Santelli, ricercatrice al CNR, di cui parla ampiamente oggi il quotidiano Le Monde. Dopo aver analizzato la vita di alcune decine di coppie, le due studiose sono arrivate alla conclusione che questi giovani vivono la vita di coppia oggi come in Francia piu’ di mezzo secolo fa.    ”Le loro pratiche coniugali sono vicine alle abitudini dei francesi negli anni ’50 e ’60”, scrivono nel loro libro Couples d’ici, parents d’ailleurs. L’emancipazione dai valori dei loro genitori, immigrati in Francia tra il 1950 e il 1970 dal Maghreb e dalla Turchia, avviene dunque lentamente. Dallo studio emerge che ci vogliono almeno due generazioni perche’ la loro vita di coppia assomigli a quella dei coetanei i cui genitori sono nati in Francia. Per loro vivere insieme va di pari passo con il matrimonio: i due terzi delle coppie formate da discendenti di immigrati (64%) comincia a vivere sotto lo stesso tetto infatti solo dopo essersi sposate. Sono poche a scegliere di convivere prima di pronunciare il si’, solo il 19%, molto meno delle coppie di francesi con genitori nati in Francia (48%). E ancora meno (17%) sono le coppie che convivono senza essere sposate, contro il 39% per gli altri. Le coppie ”miste” sono rare (39%). Nella maggior parte dei casi – il 61% – i discendenti di immigrati si sposano infatti tra di loro e questo perche’, spiegano le studiose, ”come per la maggior parte dei francesi, contano le somiglianze e sociali e culturali”. Quasi sempre la relazione amorosa e’ tenuta segreta. Le ragazze presentano ai genitori solo il futuro marito. Spesso (per il 32% di loro) e’ stato presentato da un membro della famiglia, ma nella grande maggioranza dei casi, i due innamorati si scelgono ”liberamente”.

I risultati di queste ricerche sono piuttosto interessanti e confermano le opinioni che abbiamo sempre avuto circa quel fenomeno, abbastanza misterioso, chiamato “integrazione”. La Francia, insieme all’Inghilterra, ha il più ampio “parco immigrati” d’europa e spesso viene indicata come un modello di società nella quale i milioni di stranieri, giunti a partire dagli anni ’50, sono ben amalgamati con gli autoctoni. Noi non abbiamo mai creduto a queste teorie, per quanto ci riguarda l’integrazione è solo un mito, una leggenda metropolitana, una favoletta raccontata dai media di regime controllati dalle multinazionali  per cercare di plasmare le menti, in modo da facilitare l’accettazione dell’immigrazione selvaggia.

In sostanza, questi dati fanno emergere l’esistenza di due società distinte e separate che viaggiano in direzioni diverse e con tempi diversi. Due universi paralleli che insistono sullo stesso territorio ignorandosi reciprocamente. Esiste la famiglia francese, con i suoi usi e costumi, i suoi metodi di formazione  e il suo modo di porsi nei confronti della società. Esiste poi quella “francese”, formata da maghrebini, che è ovviamente portatrice di un opposto modello comportamentale e valoriale. In Francia, dunque, l’immigrazione maghrebina ha portato ad una spaccatura della società, una frattura che determina quella famosa frammentazione sociale di cui molte volte abbiamo parlato. Ancora oggi, a distanza di 60 anni, gli immigrati continuano a vivere in un loro mondo, fatto di abitudini e stili di vita completamente diversi da quelli dei francesi, dei veri francesi.

Un dato particolarmente rilevante è quello relativo alla scelta del partner da sposare. Tutti i sostenitori della teoria secondo cui gli immigrati, con il trascorrere del tempo, tendono a mescolarsi con gli autoctoni fino a fondersi con essi, saranno rimasti molto delusi. La maggior parte dei francesi sposa altri francesi,  la maggior parte dei discendenti degli immigrati sposa altri discendenti di immigrati. Una sorta di selezione etnica, culturale e religiosa finalizzata alla conservazione della “razza”. E se prendessimo in considerazione gli immigrati neri subsahariani, i dati sarebbero sicuramente ancora più netti; in tal caso, infatti, l’elemento etnico avrebbe un peso ancora maggiore. In Francia dunque l’integrazione semplicemente non esiste, come non esiste l’assimilazione. Gli immigrati non vengono assimilati, formano una loro società parallela ed è quella società che portano avanti nel tempo.

Ogni essere umano tende verso il proprio simile. Possono trascorrere anche secoli, questo comportamento istintivo non verrà mai represso. Se potessimo osservare la Francia tra mezzo millennio, probabilmente noteremmo ancora l’esistenza di questi due mondi separati.

La presenza così diffusa di modelli familiari atipici frutto dell’immigrazione e che, nonostante il trascorrere dei decenni, ancora persiste, genera inevitabilmente una situazione di disagio molto grave. L’esistenza di questi due mondi distinti può essere alla base proprio della violenza dei discendenti degli immigrati, i quali ciclicamente si rendono protagonisti di tumulti nei quartieri popolari delle città francesi. Basti pensare a quello che è successo nel 2005 e a quello che sta accadendo in questi giorni nella città di Amiens.  Senza dimenticare la strage di Tolosa, compiuta dall’immigrato algerino di seconda generazione Mohamed Merah.

I “nuovi francesi” non fanno parte della società francese e , non essendo in armonia con essa, è possibile che la odino. Vogliono combatterla, è un mondo che non gli appartiene e con il quale non sono in sintonia. E’ altro, è il mondo dei francesi, il mondo “impuro” e “immorale” degli occidentali. I modelli comportamentali, culturali e religiosi, senza dimenticare la diversità etnica, sono troppo lontani ed incompatibili. Questa guerra latente  finirà soltanto quando uno dei due mondi avrà sconfitto l’altro, imponendo se stesso come unico modello.

Noi ovviamente, in questa guerra, siamo dalla parte dei veri francesi.

 


2 Comments

  1. Gabriele agosto 27, 2012 7:25 pm  Rispondi

    Ovviamente, vorrei solo farti notare come l’assimilazione invece funzione fin troppo bene quando si tratta di europei, particolarmente dello stesso gruppo linguistico. Gli italiani di corsica, di nizza, e del tendasco, sono stati infatti rapidamente francesizzati, benché fossero autoctoni sulla loro terra, e i funzionari e militari francesi fosseri indesiderati immigrati; al pari degli oltre 3 milioni di emigrati italiani che si acclimatarono in tutta la Francia tra la prima metà del secolo e gli anni ’50.

    Quindi sì, stiamo con i veri francesi, ma sinceramente non mi dispiacerebbe nemmeno vedere la francia fatta a pezzi dagli immigrati maghrebini e subsahariani, primo perché i francesi non sono mai stati teneri con le loro numerose minoranze (autoctone non immigrate), italiane, tedesche, bretoni, provenzali, ecc; secondo perché se la sono voluta suicidandosi, pur di avere carne da cannone da impiegare come schiavi nella fabbriche e nei campi di battaglia, visto che i francesi veri non erano numericamente sufficienti per contenere la Germania.

  2. Werner ottobre 3, 2012 10:47 am  Rispondi

    Sì è vero l’integrazione si è potuta realizzare soltanto con gli immigrati bianchi, ovvero italiani, spagnoli, portoghesi, belgi, armeni, polacchi, etc., ma è normale che sia avvenuto così, perché sono europoidi, di religione cristiana e perchè tutto sommato vi sono affinità culturali, a differenza dei maghrebini, dei turchi e dei negri, i quali hanno abitudini troppo distanti dagli occidentali.

    Come ha ben detto Gabriele, la Francia, paese fortemente centralista e “Parigiocentrico”, non ha mai rispettato i diritti delle minoranze etniche, come i còrsi, i nizzardi, i baschi, i bretoni, gli alsaziani, e se vogliamo, anche i provenzali.

    In modo particolare in Corsica, sarebbe opportuno introdurre il bilinguismo francese-italiano (ricordiamoci che l’italiano vi fu insegnato fino al 1870), oltre che concedere un’autonomia politica, come in Sudtirolo, oppure in Catalogna, ma Parigi non ha mai voluto agire in tale direzione. Anzi, al contrario, ha sempre attuato una politica di distruzione dell’identità etnica dell’isola: mandò alla morte oltre 20.000 còrsi nella Prima guerra mondiale, li ha fatti emigrare, e nel dopoguerra ha favorito l’immigrazione di maghrebini.

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