Pulizia etnica albanese


Disordini sono scoppiati, in Macedonia, dopo il tragico ritrovamento, giovedì sera, di cinque cadaveri di slavi-ortodossi presso un laghetto artificiale nei sobborghi di Skopje, quattro dei quali appartenenti a ragazzi tra i 18 e i 20 anni. Nonostante la polizia non abbia diffuso dettagli ufficiali sulla ricostruzione e la dinamica dei fatti, sta infatti consolidandosi nell’opinione pubblica l’idea del movente di natura etnica, sulla scia delle recenti tensioni con la minoranza albanese. Molte persone sono scese in piazza per protesta e si sono registrati diversi incidenti: pietre sono state lanciate contro abitazioni albanesi.
LE VITTIME – Le vittime – uccise con un colpo di arma da fuoco, secondo quella che sembrerebbe essere stata una vera e propria esecuzione – sono tutte di etnia slavo-ortodossa. Tra esse anche un pescatore quarantacinquenne, giustiziato, probabilmente, perché involontario testimone della strage. I residenti dei villaggi delle vittime hanno bloccato l’autostrada e si dicono determinati a «trovare il killer prima degli altri». L’agenzia di stampa locale  riferisce anche dell’appello del ministero dell’Interno ad «astenersi dalle speculazioni» e l’invito «a chiunque abbia informazioni utili di recarsi alla polizia». Lo stesso ministero ha annunciato la costituzione di una unità speciale di polizia per indagare sul caso. Maggiori dettagli su quanto accaduto saranno rivelati solo dopo la conclusione delle autopsie, ancora in corso. Gli abitanti della zona confermano di aver sentito diversi spari intorno alle venti di ieri. Hanno anche improvvisato delle barricate che impediscono l’accesso al villaggio di Radisani, teatro del massacro.
TENSIONI – Dopo le ultime settimane di tensioni con la minoranza albanese non è esclusa la matrice etnica, essendo tutte le vittime macedoni e prossima la Pasqua ortodossa. Circostanze che non bastano ad archiviare altre piste, come quella del crimine organizzato. Il minsitro degli Esteri macedone, Nikola Poposki, ha lanciato un appello «alla calma», mentre il ministero dell’Interno ha annunciato maggiori dettagli, ufficiali, entro le prossime ore. La minoranza albanese-musulmana in Macedonia conta circa il 25% dei due milioni di abitanti macedoni: a venti anni dall’indipendenza di Skopje dalla Jugoslavia, il conflitto con la maggioranza slavo-ortodossa resta ancora latente. Nel 2001 la tensione provocata da scontri tra forze governative e minoranza albanese – che rischiava di trasformarsi in guerra civile – era rientrata solo grazie all’intervento della diplomazia occidentale.

Quale stupida classe dirigente, avendo la possibilità di osservare la “società multietnica all’opera”, lavorerebbe per imporla nei propri stati?
E’ criminale e paradossale: questi governi europei inviano missioni diplomatiche per impedire “genocidi etnici” laddove la società multietnica è realtà, e poi ne decantano le meraviglie nelle nazioni occidentali.
Pensiamo in particolare agli Albanesi, gli stessi che invitiamo nel nostro Paese e che possono entrare allegramente senza visto: in poche decine di anni, a causa della fertilità tipica della popolazioni islamiche, sono divenuti maggioranza schiacciante in Kosovo, riuscendo nell’intento di “rubarlo” ai Cristiani serbi. Oggi, lo stesso sta lentamente accadendo in Macedonia. Domani, sarà Milano o qualche altra città, oggi Italiana? Un’intera regione?

Ci si chiede come mai i ‘nostri’ governanti agiscano in questo modo schizofrenico. Se siamo in presenza di una scelta consapevole, e quindi nasconda degli interessi inconfessabili, oppure frutto di una classe dirigente completamente demente, succube degli effetti allucinogeni della cultura “dell’altruismo autolesionista”, ultimo epigono culturale del nichilismo stoico.

E’ probabile la verità sia, come spesso accade, una sintesi delle due motivazioni: le nostre élites hanno in testa dei piani ben precisi, ma è probabile siano anche stupidamente convinte della bontà della società multietnica e dell’assoluto dovere di imporla, anche con la violenza, sulle recalcitranti popolazioni “razziste” d’Europa. Siamo in presenza di una nuova religione, e di nuovi fanatici missionari.

Un giorno, una Norimberga dovrà processare questi criminali, che attentano alla libertà e alla sicurezza dei loro popoli in nome di un’utopia condannata dalla realtà quotidiana. Quella che loro negano. O fingono di non vedere.


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