Economia: gli immigrati, un danno o una risorsa?

Come ogni anno, la Fondazione Moressa, ennesimo organo xenofilo privo di alcuna decente capacità di analisi scientifica, ci racconta quante tasse pagano gli immigrati. Quest’anno gli intellòs della fondazione ci dicono che gli immigrati pagheranno 6miliardi di Euro in tasse, e usano questo numero per dimostrare (secondo loro) la utilità che l’immigrazione apporta alla società italiana. Naturalmente quello che versano in tasse, è solo una metà del cielo, e una componente del bilancio: manca quanto RICEVONO E QUANTO COSTANO alla collettività.

Questo, le simpatiche canaglie della fondazione non lo dicono, e allora ve lo diciamo noi.  Alla fine trarremo le conclusioni e vedremo, tralasciando il fatto che non è solo l’economia a determinare se l’incidenza dell’immigrazione è negativa o meno (una donna stuprata vale più di tutti i soldi del mondo) se dal punto di vista finanziario gli immigrati sono una “risorsa” o un danno.

INIZIAMO DAL SISTEMA CARCERARIO:  secondo dati del Ministero della Giustizia, ogni detenuto immigrato in Italia ci costa circa 200€ al giorno. I detenuti stranieri sono circa il 40% del totale (una cifra che denota l’altissima propensione al crimine) ovvero quasi 27.000 individui. Con un rapido calcolo, scopriamo che la presenza di immigrati, cosa agli Italiani, solo per quanto riguarda le carceri, circa 2 miliardi di € l’anno, 20 miliardi di € in un decennio che ci avrebbero permesso di investire in ricerca, sanità e pensioni.

SANITA:  secondo dati del Ministero della Salute, ogni anno gli immigrati, ci costano, solo per i ricoveri, quindi escludendo il Pronto Soccorso e la fornitura gratuita di farmaci, circa  un miliardo di € , ai quali aggiungere un altro miliardo per i costi delle cure d’emergenza e somministrazione farmaci.

RIMESSE: circa altri 6 miliardi di € sfuggono dal sistema economico italiano attraverso le rimesse all’estero degli immigrati. Una emorragia di denaro, che implica un notevole danno al sistema delle imprese e alla attività economica nel suo complesso.

WELFARE:  alle voci precedenti, dobbiamo aggiungere le spese che lo Stato, e quindi noi cittadini, deve sostenere per il sostegno economico agli immigrati che, per il 37% vive al di sotto della soglia di povertà e svolge lavori che, se automatizzati, sarebbero un volano alla ricerca e quindi alla crescita economica. Questa voce si compone di costi quali le Pensioni Sociali, di Invalidità e delle Indennità di disoccupazione: visto che circa il 12% degli immigrati è disoccupato. Tutte sommati, questi capitoli di spesa raggiungono e superano il miliardo di € annuo.

Ci sarebbero altre voci in “negativo” da mettere in evidenza, ma bastano queste per dimostrare, non solo l’inutilità economica della immigrazione, ma anche la sua dannosità:

questa semplice dimostrazione, evidenzia come non vi sia alcun apporto della popolazione immigrata alla società nel suo complesso e come vi sia, invece, una emorragia di ricchezza che ogni anno si perde a causa della loro presenza.

Non è un caso, se l’Italia è un paese meno ricco di quello che era negli anni novanta : se importi “poveri”, ti impoverisci.

Tirando le somme, l’effetto della presenza degli immigrati sul Paese è questo: ogni anno esce dall’Italia una cifra di circa 5 miliardi di euro: è come se ogni anno l’Italia importasse “nulla” per una cifra pari allo 0,5% del Pil, ovvero ogni anno è come se partissimo da -0,5% in classifica.

Se vogliamo fare una analisi più profonda, di quelle che alla Fondazione Moressa non amano fare, per incapacità o per malafede,  possiamo paragonare l’odierna immigrazione alla schiavitù del periodo romano: si parla sempre del lato morale della questione, mai del degrado economico che la schiavitù portò “in dono” alla società.

Essa fu dannosa dal punto di vista economico e tecnologico, fu infatti la schiavitù uno dei motivi del mancato progresso tecnologico dell’Impero Romano, la stessa cosa che accade alle moderne società occidentali con gli immigrati, schiavi moderni che col loro lavoro a basso costo annichiliscono lo sviluppo tecnologico. (Non si investe in ricerca, quando si hanno braccia disponibili a basso prezzo.)

Non dimentichiamo che il Capitalismo non ha “guida”, agisce in nome dell’interesse immediato, molto spesso a discapito di quello collettivo e futuro della Comunità: l’immigrazione come la schiavitù di epoca romana, corrode la società e la sua vitalità economica, distruggendone la produttività e impedendo investimenti nel campo dell’innovazione.

Il Capitalismo…questo mostro partorito dal concetto “semita”  di economia, trasforma ogni cosa, ambiente o essere vivente in “mezzo” per ottenere denaro. E al dio Denaro lo sacrifica quando non serve più.

Il capitalismo anglosassaone, Yankee, quello che deve essere esportato con la sedicente “democrazia”, quello imposto agli stati della Confederazione con la Guerra Civile.

Non dimentichiamoci che nella CSA gli schiavi, venivano curati dal padrone e veniva garantita loro la vecchiaia, non erano “merce” o combustibile da utilizzare e poi scaricare quando non serviva più: questo avveniva invece, nei “liberali” Stati del Nord.

E questo accade anche con l’immigrazione, questo tipo di economia dello sfruttamento, esige sempre “carne fresca”, e poco importa che in questo modo si danneggi la società nel suo insieme e la si porti alla rovina, il Capitalismo è privo prospettiva, è un viaggiatore cieco, è una creatura impersonale che deve sempre andare avanti, come un ciclista non può fermarsi.

Altrimenti cade.

 

 

 


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